"Largo ai manager per far partire le pmi"

Il presidente Cuzzilla: "L'innovazione è la priorità del Paese"

Roma - L'unico modo per fare ripartire il Paese è puntare su «competenze qualificate e su manager capaci di governare l'innovazione». Ma la crisi ha fatto andare le aziende in direzione opposta, secondo i dati elaborati da Federmanager in occasione dell'assemblea nazionale che si è svolta ieri a Roma.

Dal 2011 al 2017, le imprese industriali con almeno un dirigente in organico sono diminuite del 16 per cento. Sono passate da 18.724 a 15.742 unità. In sette anni il numero dei manager è calato del 9,5%. A rinunciare ad una dirigenza professionale sono state soprattutto le piccole e piccolissime imprese. Al contrario, il numero medio di dirigenti è più che raddoppiato nelle aziende che contano tra 11 e i 50 manager ed è incrementato di quasi il 50% in quelle con più di 50 manager.

La spiegazione l'ha fornita il presidente della federazione dei dirigenti, Stefano Cuzzilla aprendo i lavori dell'assemblea nella sala del Maxxi, il museo dell'arte contemporanea della Capitale. «Le grandi aziende stanno tenendo, anche se non sostituiscono tutti i manager che vengono esodati. Ci preoccupa molto di più la situazione delle pmi, che rappresentano oltre il 90% del nostro tessuto produttivo. Se queste imprese rinunciano a dotarsi di competenze manageriali» perderanno competitività e rischieranno di scomparire.

Le riorganizzazioni hanno colpito la dirigenza e si sono fatte sentire nelle aree dove ci sarebbe bisogno di maggiori competenze. Il Sud è stato colpito più del Nord, con la perdita del 27 per cento dei dirigenti dal 2011 al 2017.

Una situazione che dà a Federmanager lo spunto per fare delle richieste precise al nuovo governo. «A partire dall'Ilva - secondo il presidente - serve un grande progetto industriale per il Mezzogiorno», investimenti, incentivi, opere logistiche e piani per» i fondi europei.

In generale il messaggio di Cuzzilla è quello di puntare sulle competenze. «All'avvento dei robot si reagisce investendo sulla qualità del lavoro di tutti». Fondamentale puntare su «professionalità con alta qualifica». Serve un «vero piano lavoro 4.0», da fare partire contemporaneamente agli investimenti in macchinari. Se non lo faremo «finiremo confinati in un equilibrio basso che fa a pugni con la nostra vocazione di grande paese industriale».

Commenti

Duka

Dom, 27/05/2018 - 10:35

Sempre ammesso e non concesso che lo sappiano fare, E' TEMPO SCADUTO arrivate troppo tardi quelle rimaste sono imprese stracotte che non le rianima nemmeno il padre eterno.