È l'auto a spingere la ripresa Ma il motore è "truccato"

La produzione industriale sale grazie alle vendite delle quattro ruote. Che però senza maxi sconti si sgonfiano

La ripresina della produzione industriale italiana (+2,8% in maggio) deve ringraziare ancora una volta il settore dei trasporti, soprattutto l'automotive. E se in maggio la fabbricazione in generale dei mezzi di trasporto (+7,3%) ha registrato, anno su anno, la crescita più importante tra i 15 comparti esaminati, la sola realizzazione di autoveicoli presenta un dato mensile a doppia cifra: +11,4% e +6,9% da gennaio a maggio. Ma non è tutto rose e fiori, anche se le immatricolazioni di automobili in Italia, dati della Motorizzazione alla mano, sembrano galoppare. Le vendite, infatti, risultano sempre «drogate» da artifici come le «auto-immatricolazioni» negli ultimi tre giorni del mese, giusto per far quadrare gli obiettivi, e dai maxi-sconti. Senza le vendite alle flotte, i cosiddetti «Km 0» (veicoli nuovi e offerti, con un buono sconto, già targati) e il noleggio, la situazione sarebbe diversa visto che il privato, cioè le famiglie, non è che facciano la corsa alle concessionarie.

Findomestic ha calcolato che dal 2015 al 2016 l'offerta dei «Km 0» è aumentata del 27,2%, mentre in questa prima parte del 2017 si è già al +30% sull'anno scorso. Gli ultimi dati Unrae chiariscono la situazione: -3% le vendite ai privati in giugno, +43% quelle ai noleggi (+68,4% il breve termine), +32,5% le società («Km» 0 inclusi); nei 6 mesi, -1,5% le famiglie, +17,1% il noleggio, + 36% le società. Tolte società e noleggio, il dato riferito sarebbe stato negativo e non +12,9% il mese scorso, come anche quello da gennaio (+8,9% nel complesso). Aprile, inoltre, per i privati è stato il mese peggiore: -17,1%.

Tornando alla produzione, le fabbriche italiane hanno sfornato 80.000 (+17%) vetture il mese passato e 340.000 (+8%) tra gennaio e maggio. Importante è anche il contributo al fisco: nel primo semestre del 2017, l'auto ha già assicurato all'Erario 4,2 miliardi di Iva dei 23,4 fatturati. Gira bene la produzione, dunque, come conferma anche la Fim Cisl che prevede, per Fca, un nuovo superamento di quota 1 milione di unità alla fine dell'anno in Italia. Un incremento dovuto, soprattutto, all'aumento della produzione negli stabilimenti di Cassino e Mirafiori, dove nascono i veicoli premium del gruppo: le Alfa Romeo Giulia e Stelvio, e il Suv Levante di Maserati.

Positiva e con buone prospettive la produzione nel Paese, grazie soprattutto all'export che in aprile valeva 1,83 miliardi (+4,3%) e il 5,4% di tutte le merci in uscita dall'Italia, con gli Usa primo mercato (16%) seguiti da Francia e Germania (14% e 13%), il contributo del settore al Pil, appena visto in rialzo dalla Banca d'Italia (crescita per il 2017 all'1,4% invece dello 0,9% indicato prima) non è così determinante. Spiega perché Pier Luigi del Viscovo, direttore di Fleet & Mobility: «Il Pil cresce anche se si vendono più auto, è vero, ma parliamo di valori insignificanti: nel 2016 il valore delle immatricolazioni è stato 36 miliardi, pari al 2% del Pil (1.672 miliardi). E una crescita del 10% avrebbe un impatto di 0,2 punti di prodotto interno lordo».

Quindi, ci sono luci (produzione e andamento delle fabbriche di Fca), ma anche ombre, a proposito del mercato «vero», quindi al netto di «Km 0», sconti, promozioni, noleggi ed effetto combinato tra super ammortamento e legge Sabatini (agevolazioni concesse alle aziende a fronte di investimenti) con vantaggi per le flotte (il noleggio in particolare) e l'acquisto di veicoli commerciali e industriali.

Commenti

jaguar

Mar, 18/07/2017 - 10:45

Qui si guardano solamente le grandi aziende, mentre in Italia l'economia è trainata dalle piccole e medie imprese e dall'artigianato. Non basta dire che la Fiat vende più auto per annunciare la ripresa, perché ci sono migliaia di piccole imprese in grosse difficoltà.