L'autunno bollente di Piazza Affari

Dall'aumento di Mps alla guerra Mediaset-Vivendi, ecco le grandi partite aperte

Cinzia Meoni

Sarà un autunno bollente in Piazza Affari dove, se il ritmo sarà scandito dai temi macroeconomici (dalla Brexit ai tassi di interesse americani), sono rimaste aperte diverse partite finanziarie dopo la pausa forzata di agosto.

A dare il via alle danze sarà, domani, il cda per la semestrale di Exor dove si troveranno faccia a faccia Sergio Marchionnne, numero uno di Fca e Jay Y. Lee, vicepresidente di Samsung. L'occasione potrebbe essere utile per superare lo scoglio del prezzo legato alla possibile cessione di Magneti Marelli, controllata del Lingotto. Una simile operazione, su cui sabato Torino però ha tirato il freno, sarebbe ben vista dai broker in quanto alleggerirebbe il debito di Fca.

Nell'occhio del ciclone restano comunque probabilmente le banche, complice i loro 80 miliardi di sofferenze nette e i tassi di interesse rasoterra. La sorvegliata speciale resta Monte Paschi. Per l'istituto di Massimo Tononi venderà un pacchetto di 27,7 miliardi di deteriorati al fondo Atlante 2 e lancerà un aumento fino a 5 miliardi: la ricapitalizzazione dovrebbe prendere il via a metà novembre. Negli ultimi giorni inoltre si parla di una conversione volontaria in azioni di tre miliardi di obbligazioni in mano agli istituzionali: oggi è atteso il board di Mps e il progetto potrebbero arrivare all'esame della Bce già a metà settembre. C'è poi il caso Unicredit, per cui il mercato calcola un fabbisogno di capitale da 5-8 miliardi. Il conto finale tuttavia potrebbe essere inferiore, si parla di 5-6 miliardi. In ogni caso il piano industriale che il nuovo ad Jean Pierre Mustier presenterà in autunno potrebbe prevedere operazioni su alcune controllate (da Pekao a Fineco e Pioneer) tali da alleggerire la necessità di capitale. Ma anche Carige, stando ai calcoli degli analisti, potrebbe avere necessità di altre risorse fresche. Sale inoltre l'attesa per il nuovo piano industriale di Mediobanca firmato dall'ad Alberto Nagel e per l'investor day di Generali in cui debutterà Philippe Donnet, insediatosi al vertice del Leone a fine marzo.

Oltre al credito, l'altro fronte caldo è quello editoriale. Gli occhi sono puntati su Rcs dopo l'avvio dell'era di Urbano Cairo, salito al 59,7% di Via Solferino. Il 26 settembre è attesa l'assemblea per la nomina del nuovo cda: sarà un appuntamento cruciale per meglio comprendere i tempi e le modalità del piano di rilancio della Rizzoli su cui è al lavoro lo stesso editore di La7.

Rimane poi altissima la tensione tra Mediaset e Vivendi in seguito alla voltafaccia dei francesi sull'accordo di acquisizione di Premium, la pay tv del Biscione, firmato lo scorso aprile e che avrebbe dovuto diventare operativo entro il 30 settembre. Entro questa data è possibile che ci siano evoluzioni nonostante, nel frattempo, sia Fininvest che Mediaset abbiano fatto causa Vivendi per chiedere l'esecuzione coattiva del contratto e i danni: il gruppo presieduto da Vincent Bollorè potrebbe essere costretto a pagare al Biscione fino a 2 miliardi qualora non desse esecuzione al contratto.

Il mercato punta comunque a un accordo, tanto più che Bollorè ha altre spine nel fianco a cui pensare. A iniziare da Canal Plus che ha visto il suo margine operativo loro praticamente dimezzato nel trimestre e su cui sono attese ancora forti perdite nel 2016. A pesare su Vivendi c'è poi la minusvalenza accumulata nei mesi scorsi sulla partecipazione in Telecom Italia (secondo alcuni calcoli pari a 1,5 miliardi), di cui è primo socio con il 24,6%, prima di avviarne il nuovo corso nominando Flavio Cattaneo capo azienda accanto al presidente Giuseppe Recchi.