L'autunno caldo della moda «riaccende» i titoli del lusso

Il rally del lusso non accenna a fermarsi. Anzi, la corsa dei titoli della moda sembra essere solo all'inizio e, secondo gli analisti, l'exploit dei titoli del settore, registrato nella prima parte dell'anno, continuerà anche in autunno. Tutto merito della nuova ondata di fusioni e acquisizioni che si prevede possa coinvolgere queste società nel ruolo di predatori o di prede. Conti alla mano, da inizio anno i gruppi del lusso quotati in Piazza Affari hanno messo a segno rialzi massicci: Tod's ha guadagnato il +48,7%, Ferragamo il 52,8%, Luxottica il 31,5%, Brunello Cucinelli il 68,7% e Damiani il 19,3 per cento.
Numeri ben al di là delle previsioni che, a gennaio, sposavano uno scenario positivo, ma di sostanziale stabilizzazione. Giunti al giro di boa, aumentano gli elementi che potranno spingere il mercato del lusso, ma i driver principali sono due. La debolezza dell'euro, soprattutto rispetto al dollaro, dovrebbe aiutare a mantenere intatti i flussi commerciali verso gli Usa. Inoltre, gli analisti sono convinti che la crisi creerà nuove opportunità di merger & acquisition, fattore che alimenta la speculazione. Insomma, dopo quelle più recenti (da ultime, l'acquisizione di Loro Piana da parte di Lvmh e di Pomellato da parte di Kering), una seconda ondata di shopping sta per concretizzarsi. Così, i titoli si posizionano ai massimi storici, proiettando il settore verso un moderato rischio «bolla». E gli analisti guardano avanti, sbilanciandosi con target di prezzo che, in certi casi, superano di 15 euro i corsi di Borsa.
Un caso eclatante è quello di Tod's. Secondo gli esperti di Citigroup il titolo (che a gennaio era in area 104 euro e oggi si attesta a 142 euro) potrebbe arrivare fino a 158 euro. A spingere le stime, nonostante la sovraesposizione al difficile mercato italiano, è la buona gestione della società e il legame con Lvmh: il presidente del gruppo del lusso francese, Bernard Arnault, possiede il 3,5% di Tod's, e il numero uno Diego Della Valle fa parte del cda di Lvmh dal 2002. Un legame che secondo gli analisti potrebbe generare sinergie, anticipate magari prima «da un possibile placement di azioni data la forte performance del titolo nel 2012-2013».
Anche per Luxottica, a spingere al rialzo il target price a 46 euro (in Borsa vale 40 euro circa) è «il potenziale di m&a che aggiunge appeal ai fondamentali solidi del gruppo». A differenza di altri marchi del made in Italy, gli analisti di Kepler Cheuvreux si aspettano che la società di Leonardo Del Vecchio sia predatrice e prevedono un'aggressiva espansione della rete commerciale. Inoltre, «con una leva tornata a una volta il rapporto debito/ebitda e con 600-700 milioni di free cash flow annuo, Luxottica potrebbe essere pronta per acquisire nuovi brand ed espandere la base retail sui mercati emergenti». Discorso diverso per Ferragamo che, pur essendo considerata a «buon prezzo», potrebbe restare «zitella». Secondo il Credit Suisse, che ha abbassato il target in area 24 euro, con il 77,63% del capitale saldamente in mano alla famiglia del fondatore l'azienda è tutto meno che scalabile. Tuttavia, la società deve crescere perché il marchio non è ancora tra quelli più conosciuti nei mercati strategici come Cina e Russia. In questo contesto, un cambio di rotta improvviso non è da escludere. Gli occhi siano sono infine puntati su Brunello Cucinelli, la società simile a Loro Piana, tratta a premio rispetto ai valori della cugina biellese,nonostante abbia un fatturato che è la metà.