Lavoro, l'Europa vuol dare la scossa

Se davvero qualche buon frutto cadrà dall'albero, lo si saprà oggi al termine del Consiglio Ue dedicato alla lotta alla disoccupazione giovanile, ai finanziamenti alle imprese e, più in generale, alla crescita. Ma già ieri, all'arrivo a palazzo Justus Lipsius, sede del vertice, Enrico Letta ostentava ottimismo: «Andrà bene», ha detto il premier mostrando ai cronisti il pollice alzato. In effetti, la nube più nera che incombeva sul summit sembrava essersi dissolta all'alba di giovedì grazie all'accordo politico raggiunto sul bilancio Ue 2014-2020. In assenza del quale i fondi a sostegno di occupazione e imprese non si sarebbero potuti sbloccare. La Gran Bretagna, però, pare mettersi di traverso a causa del nuovo fondo per lo sviluppo rurale, che comporterebbe una spesa maggiore per Londra.
Ciò potrebbe complicare la riunione, durante la quale Letta, impegnato ieri in una serie di incontri, presenterà il pacchetto da 1,5 miliardi a favore del lavoro. Con questi provvedimenti, la disoccupazione dei giovani tra i 18 e i 29 anni potrebbe registrare un calo di due punti percentuali «se tutte le assunzioni venissero realizzate come abbiamo previsto», ha spiegato il ministro del Lavoro, Enrico Giovannini.
Proprio per la delicatissima situazione occupazionale, il vertice di Bruxelles assume un'importanza fondamentale per l'Italia. «Il pacchetto di misure messo a punto ieri (mercoledì, ndr) è un passo nella giusta direzione, anche se non c'è tutto quello che avevamo suggerito», ha detto il presidente di Confindustria, Giorgio Squinzi. Le cifre dell'ultimo rapporto del Centro studi di viale dell'Astronomia tracciano infatti uno scenario di devastazione: dal 2007 il nostro Paese ha perso 700mila posti, una cifra destinata a salire a quota 817mila l'anno prossimo. Tanto è vero che «l'aumento delle persone in cerca di lavoro, che nel 2012 si è accentuato anche per la necessità di trovare nuove entrate per i bilanci familiari, porterà il tasso di disoccupazione al 12,4% a fine 2013 (13,9% includendo la Cig) e al 12,7% a fine 2014 (14% con la Cig).
L'associazione degli industriali ricorda comunque che, dopo sei anni di discesa, ora si è toccato il fondo. Dunque, si può solo risalire. Per il momento, tuttavia, si nota solo qualche segnale di inversione di tendenza in base al quale nel 2014 dovrebbe iniziare una lenta e incerta ripresa. Il Csc ha infatti rivisto al ribasso le stime di crescita, con il Pil che a fine anno calerà dell'1,9%, molto più della precedente stima di -1,1%, mentre i consumi scenderanno del 3%, a fronte di un contenuto +0,5% del Pil nel 2014 e di un -0,3% dei consumi. Anche Standard&Poor's, peraltro, appare meno sicura sulla capacità di resistenza dell'economia tricolore: quest'anno il Pil subirà un calo dell'1,9% e non più dell'1,4%. I dati economici, spiega l'agenzia di rating, suggeriscono poi che la recessione «persisterà probabilmente nei prossimi trimestri».
Solo nel 2014 l'Italia dovrebbe tornare sopra la linea di galleggiamento, con una crescita innalzata da +0,4% a +0,5%.