L'Eni non teme l'Iran e alza il dividendo

Gli azionisti dell'Eni approvano bilancio e dividendo e si preparano a una nuova stagione di crescita che potrebbe portare anche a nuovi rialzi della cedola. Ieri con il 99% dei voti favorevoli, i soci hanno approvato i conti 2017 che si chiude con il ritorno all'utile (3,43 miliardi) e dato il via libera al dividendo, che ancora per l'anno passato è rimasto a quota 0,80 euro. I due azionisti forti, Cdp (25,7%) e Tesoro (4,3%), incassano così assegni pari a 747 e 126 milioni di euro. Dall'anno prossimo, comunque, la somma a disposizione dei soci sarà maggiore, perché il management ha già annunciato che il dividendo salirà a 0,83 per azione. Non solo: come ha spiegato ieri la presidente Emma Marcegaglia (nella foto), si tratta solo di «un primo passo, che potrà essere seguito da altri, in funzione della evoluzione dello scenario e della strategia, che passerà da una fase difensiva a una espansiva in tutti i settori». L'Eni è «pronta a crescere anche in scenari bassi di prezzo» anche se con la situazione che si è venuta a creare sull'Iran, le quotazioni hanno ripreso a correre ben sopra i 71 dollari.

L'ad, Claudio Descalzi, ha spiegato che qui la spesa, tra il 2018 e il 2021, sarà pari a 22 miliardi, di cui 7-8 miliardi di investimenti. Molta fiducia è riposta nelle rinnovabili e nello scorporo di luce e gas, in vista dell'abolizione del mercato tutelato nel 2019. Quanto a Saipem, di cui Eni controlla ancora il 30,5%, Descalzi ha detto che «non è assolutamente il momento di venderla, verrà il momento in cui Saipem darà un grande contributo al business».