Leonardo torna all'utile e vola in Borsa +7,7%

Profitti a 507 milioni. Moretti: «La mia riconferma? Sono sereno, il mondo finanziario è con me»

Paolo Stefanato

Come un thriller finanziario. Alle 14,21, al termine del cda su bilancio e piano industriale, Leonardo diffonde i risultati del 2016, annuncia ufficialmente il ritorno al dividendo, traccia le linee da qui al 2021. Il titolo in Borsa fino a quel momento si è tenuto sui valori della vigilia, 12,90 euro. Passa meno di un minuto e il prezzo schizza: in dieci minuti è a 13,16, dopo 40 minuti a 13,42. Durante la conferenza stampa, l'ad Mauro Moretti ne dà notizia: «Vale 3,88 dice - ce lo siamo sudato, è un riconoscimento». Poi snocciola altri numeri e la Borsa galoppa fino a chiudere con un +7,75% a 13,90. La capitalizzazione supera gli 8 miliardi: «Nel 2014, al mio arrivo, era a 3,4 miliardi. Parliamo forse di un insuccesso?». Moretti ricorda anche quanto sia qualificato l'azionariato della società, controllata al 30,2% dallo Stato, nella quale i fondi istituzionali, possiedono il 50,4%: per il 90% sono stranieri, a cominciare dal Nord America.

È lui stesso ad affrontare l'argomento più scottante: la sua riconferma alla guida del gruppo, che se non ci fosse stata la condanna in primo grado per l'incidente ferroviario di Viareggio, sarebbe scontata. «In queste ore l'azionista deciderà. Io mi limiterò a prendere atto». E assicura: «Sono sereno. Sono un manager, non perdo nulla. Mi dispiacerebbe non continuare il lavoro avviato». Tecnicamente Moretti è confermabile, ma il governo dovrà fare i conti con questioni di opportunità. Il termine scade il 20 e la decisione al momento non è prevedibile. Con lui - assicura - c'è il mondo finanziario e quello delle competenze.

I risultati, la riorganizzazione e il rilancio dell'ex Finmeccanica sono comunque le sue carte migliori. I nuovi ordini sono a quota 20 miliardi: «E non più un ordine in perdita, tutti in profitto». La redditività è aumentata (ebitda 1,9 miliardi) su un fatturato in calo del 7,6% (12 miliardi): segno che si sono affrontati i costi e selezionati i business aumentando il valore aggiunto («un conto è vendere sassi, un conto è vendere oro»). L'indebitamento è a 2,84 miliardi, in calo di 433 milioni: «Da quando sono qui, non ho aggiunto una lira di debito». Parole dure contro la gestione dei predecessori: «Era un'azienda in perdita e fuori controllo». Ieri la procura ha notificato 82 avvisi di garanzia ad alcuni ex manager e dipendenti del gruppo. Ora la via è quella dei nuovi prodotti e delle acquisizioni mirate. L'utile è di 507 milioni, il dividendo sarà di 0,14 euro lordi.

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