L'ex-monopolista e la paura dei costi e della politica

Qualcuno potrà domandarsi perché Telecom e Metroweb, società controllata al 46% da Cdp, ossia dal governo, non riescano a mettersi d'accordo per realizzare l' infrastruttura a banda ultralarga. Ebbene, il motivo principale è che la Cassa Depositi e Prestiti nella realizzazione della nuova rete vuole comandare, mentre Telecom vorrebbe avere la maggioranza per decidere dove, come e quando portare la nuova rete. Una preoccupazione che non pare campata per aria. Nel 1996 infatti, l'allora amministratore delegato della Telecom Ernesto Pascale aveva pensato a un piano, poi chiamato Socrate, da tredicimila miliardi di vecchie lire per cablare l'Italia. Ma la politica obbligò Telecom a portare la rete in fibra ottica in città che certamente non ne avevano bisogno. Il paradosso fu che Palermo e Bari divennero le città più cablate d'Italia mentre Milano e Roma stentavano. Il piano fu abbandonato e così gli scavi effettuati. Si parlò di circa 3-4 mila miliardi di vecchie lire che vennero poi utilizzati sia da Metroweb, a Milano, sia da Fastweb in altre città. Telecom non vuole correre lo stesso rischio anche perché, nel frattempo, sta cercando una difficile via per diventare una vera public company. Telecom soprattutto non vuole Vodafone nella nuova società di rete mentre l'Antitrust, l'autorità per la concorrenza, preferirebbe che a realizzare la rete a banda ultralarga fosse una società neutrale, non posseduta da nessun operatore cosiddetto «verticale». Ma anche in questo caso Telecom ha dei problemi: se la rete in fibra fosse, in maniera paritetica, di tutti gli operatori, per l'ex-monopolista, oberato da alti costi del personale , diventerebbe davvero difficile praticare tariffe concorrenziali.