Via libera della Bce al piano di Carige

Ora il cda deve dosare aumento di capitale e cessioni per arrivare a raccogliere 800 milioni

La Bce ha approvato il «capital plan» di Banca Carige, il piano predisposto dall'istituto ligure per rimediare al deficit patrimoniale di 814 milioni emerso a fine ottobre negli stress test della Banca Centrale Europea. Oggi è convocato un consiglio di amministrazione per esaminare la risposta dell'Eurotower e discutere dell'aumento di capitale, di cui deve ancora essere definito l'ammontare.

La prospettiva di chiudere i conti con Francoforte ha dato forza al titolo, che in Borsa ha terminato in rialzo del 2% a 0,07 euro.

Nel comunicare la bocciatura negli stress test, infatti, la banca guidata dall'amministratore delegato Piero Luigi Montani, si era limitata a dire che il piano prevedeva una ricapitalizzazione non inferiore ai 500 milioni di euro e una serie di dismissioni, tra cui le assicurazioni (la cui cessione per 310 milioni al fondo Apollo aspetta solo il closing), le attività nel credito al consumo e quelle di private banking.

Proprio su quest'ultime - che riguardano la controllata Cesare Ponti - sarebbe in atto un ripensamento della banca, anche alla luce dello scarso contributo della cessione alla riduzione del deficit evidenziato dalla Bce, mentre il gruppo perderebbe il presidio nelle gestioni. «Non abbiamo ancora deciso», ha confermato il presidente Cesare Castelbarco Albani.

Quel che è certo è che entro la fine di luglio Carige dovrà aver coperto lo «shortfall» di 814 milioni. Possibile che il consiglio di oggi decida di alzare l'asticella dell'aumento - già assistito per 700 milioni da un consorzio di garanzia guidato da Mediobanca - attorno agli 800 milioni, così da adeguarsi alle prescrizioni europee senza affannarsi a vendere asset.

D'altra parte l'ingresso nell'azionariato di un socio serio e liquido come la famiglia Malacalza, che ha acquistato il 10,5% dalla Fondazione, ha rassicurato il mercato sull'esito dell'aumento e sul futuro della banca.

La famiglia genovese non solo ha promesso la sottoscrizione della sua quota di aumento ma si è detta disponibile a valutare anche l'acquisto delle eventuali azioni inoptate, salendo così nel capitale.

La delega sulla ricapitalizzazione potrebbe andare ai voti già nell'assemblea del 23 aprile sul bilancio. Mentre domani la proposta dovrebbe essere esaminata anche dagli organi della Fondazione Carige, che sta continuando a vendere le sue azioni, scese ormai al 3 per cento del capitale.

L'intenzione del presidente Paolo Momigliano è presentarsi all'avvio dell'operazione con una quota ridotta allo 0,5 per cento.