Ligresti passa la mano: Unipol all'81% di Premafin Fonsai ora è delle coop

Le cooperative rosse di Unipol sfrattano i Ligresti da «casa Fonsai». Malgrado l'estremo tentativo di resistenza messo in atto dalla famiglia siciliana, il cda della holding Premafin ha fatto scattare l'aumento di capitale da 339,5 milioni riservato a Unipol. Bologna si è così accaparrata l'81% del capitale (0,195 euro il prezzo per azione), riducendo in briciole le quote dei Ligresti: Paolo, Giulia e Jonella scendono dal 30% al 5,7%. Le casseforti Sinergia e Imco, peraltro dichiarate fallite dal Tribunale, passano invece dal 20 al 3,8% così come i trust caraibici ora affidati al custode giudiziale Alessandro Della Chà. Inutile, quindi, il blitz con cui Gulia Ligresti aveva cercato di rinviare la resa, ipotizzando di chiedere una proroga ad Unipol. La mozione ha ricevuto solo tre consensi (Luigi Reale, Danilo Grattoni e Giovanni Conti): la speranza era di arrivare all'assemblea del 23 agosto sulla revoca della delibera per l'ingresso di Unipol con le quote di famiglia, custode e curatori fallimentari di Sinergia e Imco non diluite (quindi pari al 70%) e sufficienti a decretare lo stop. Ora, invece, l'appuntamento potrebbe andare deserto e, anche qualora si tenesse e i voti di Unipol fossero congelati, potrebbe mancare il quorum per deliberare: lo stesso Piergaetano Marchetti ha chiarito che per impugnare la delibera occorre il 50% del capitale.
Subito dopo aver preso il controllo di Premafin, l'ad di Unipol Carlo Cimbri ha coperto la propria parte nella ricapitalizzazione di Fonsai da 1,1 miliardi esercitando i diritti sul 35% del capitale; Bologna potrebbe peraltro arrotondare ritirando l'eventuale inoptato: il road show, dopo Francoforte e Parigi, è ora a Londra.
La fusione a quattro tra Unipol, Premafin, Fonsai e Milano è invece in calendario a settembre, così da rendere operativo il nuovo big delle polizze italiano dal primo di gennaio.
Le nozze-salvataggio, volute da Mediobanca per puntellare un gruppo Ligresti ormai pericolante, sono state celebrate ieri nello studio dello stesso Marchetti, dove si sono diretti per la firma tutti i protagonisti del travagliato riassetto su cui pendono ancora numerosi ricorsi legali. Forse anche per questo, dopo 7 mesi di corpo a corpo, Cimbri non ha badato al fair play verso gli avversari Sator e Palladio. I fondi guidati da Matteo Arpe e Roberto Menguzzo? «Spero abbiano almeno i soldi per partecipare all'aumento di capitale...», ha chiosato visibilmente soddisfatto il top manager emiliano confermandosi uomo dai modi veraci. «Il mio pensiero - ha insistito puntuto - va ai sottoscrittori dei fondi di Sator e Palladio e ai soldi spesi per contrastare inutilmente questo progetto...». Poi la mente al business: «Finalmente si può cominciare a lavorare». Tra gli investitori istituzionali «c'è grandissimo interesse verso l'operazione di integrazione», mentre, per quanto riguarda Fonsai, «non sono contrattualmente previste, ma sarebbero di buongusto» le dimissioni del cda. In Borsa Fonsai è rimbalzata del 20,9%, mentre Unipol ha perso il 9,2% e Premafin il 6,3. I diritti Fonsai hanno segnato una flessione del 41,13%, pesanti anche quelli Unipol (-57,86%).