L'impresa piange Vittorio Merloni il Mr Ariston delle case italiane

Con l'industriale marchigiano se ne va uno degli ultimi protagonisti del boom e dei fasti di Confindustria

Paolo Stefanato

Ovunque si trovasse a Fabriano, a Roma, o in barca alle Bahamas Vittorio Merloni riceveva ogni sera, puntuale, il numero degli elettrodomestici fabbricati in tutti i suoi stabilimenti: un bilancio quotidiano, un flash sull'andamento della produzione. Osservava attentamente interrompendo qualunque attività. Se i conti erano in linea con le previsioni, nessun problema. Ma se qualcosa non andava, la mattina dopo per qualcuno erano dolori. Aveva l'occhio vigile del padrone anche dopo aver delegato il comando. Imprenditore vero.

Vittorio Merloni è spirato ieri a 83 anni. Dal 2010 si era ritirato dalla vita attiva per problemi di salute, restando comunque a lungo presidente onorario di Indesit Company, di cui controllava la maggioranza assoluta e che nei momenti più floridi arrivò a fatturare oltre 3,5 miliardi. Nel 2014 il gruppo è passato all'americana Whirlpool; i figli Andrea, Aristide, Anna Paola e Antonella hanno preferito disimpegnarsi (incassando 758 milioni per il 60%).

Sebbene fosse succeduto, insieme con i fratelli Antonio e Francesco, alle attività industriali del padre Aristide (bilance, bombole di gas), Vittorio era a pieno titolo un fondatore perchè fu lui ad avviarsi sulla strada degli elettrodomestici, con i quali raggiunse ampie fortune. Prima con il marchio Ariston, poi con Indesit. E, da imprenditore vero, il suo rapporto con l'azienda e la produzione era vivo e reale: la finanza veniva dopo. Una volta all'anno visitava ogni stabilimento, in tutto il mondo, per farsi sentire presente ovunque.

Merloni è stato tra gli esponenti di maggior spicco di quell'imprenditoria familiare italiana sana, capace, visionaria. Come tale, dal 1980 all'84 fu presidente di Confindustria, in un'epoca in cui l'organizzazione e i suoi rappresentanti esprimevano grande autorevolezza e forte peso politico. Aveva modi signorili, fascino personale e una lieve erre moscia che lo rendevano in qualche modo simile a Gianni Agnelli. Era attento al dialogo e alla negoziazione. Confindustria è stato il suo impegno politico, come politici sono stati i due fratelli: Francesco, a lungo senatore Dc, poi nell'Ulivo, e ministro; Antonio sindaco di Fabriano. Mentre una figlia di Vittorio, Maria Paola, è deputato (eletta con Scelta Civica).

La storia degli elettrodomestici Ariston comincia negli anni Sessanta, una generazione successiva rispetto ai Borghi (Ignis), Zanussi (Rex), Fumagalli (Candy) e fa tesoro dei loro successi. L'azienda cresce e si internazionalizza anche a colpi di acquisizioni: nel 1985 compra Indesit (in amministrazione controllata e ben più grande di Ariston), poi società in Turchia, HotPoint in Gran Bretagna, Stinol in Russia. Negli anni Ottanta i frigoriferi esportati in Cina sono talmente familiari che il marchio Ariston (meglio: Aliston) diventa il nome comune per il frigo in sé. Merloni, presidente e ad fino al 1996, decide (non sempre le imprese familiari sanno farlo) di affidare l'azienda ai manager, e nelle scelte ha fortuna: prima arriva Francesco Caio, oggi ad di Poste italiane, poi un giovanissimo Andrea Guerra, già interno all'azienda, che in seguito passerà a Luxottica. La società nel 1987 fu poi quotata a Piazza Affari, senza però far scendere la famiglia sotto la maggioranza.

Collezionista di Ferrari, appassionato di viaggi, amante della barca, corteggiato dall'universo femminile, Merloni si divertiva a raccogliere piccoli soprammobili a forma di toro, l'animale delle sfide, della forza, dei rialzi in Borsa. Appeso fuori dal suo ufficio, un regalo della Walt Disney: un fumetto intitolato Zio Paperone e gli eletrodomestici intelligenti, dove chiaramente zio Paperone era riferito a lui, Mister Indesit.