Linea dura di Etihad sul debito di Alitalia

Un confronto di cinque ore tra i vertici di Alitalia e di Etihad non è bastato, per ora, a chiudere un accordo. Un secondo round, prettamente politico, è previsto per oggi a Roma, dove il ministro degli Esteri degli Emirati Arabi, lo Sceicco Abdullah bin Zayed incontrerà il presidente del consiglio Matteo Renzi. Gli Emirati hanno sempre usato le proprie compagnie come strumenti di relazione e di marketing territoriale; non stupisce quindi che la partita si giochi anche sui tavoli istituzionali. L'ad Gabriele Del Torchio e il presidente Roberto Colaninno, che rientrano oggi in Italia con le controdeduzioni di Etihad, hanno mantenuto riserbo dopo l'incontro con James Hogan, numero uno di Etihad. L'unico a parlare è stato il ministro Maurizio Lupi; riportando la voce di Del Torchio («ci siamo sentiti poco fa») ha detto: «Tornerà domani e ci riferirà dell'esito del confronto: non credo che si siano sbattuti la porta in faccia, tutti stiamo scommettendo sul futuro dell'Alitalia». In questa atmosfera di attesa il confronto con i sindacati sulla situazione aziendale, in particolare sul tema del personale navigante, è stato rinviato a venerdì, quando ci saranno indicazioni più precise sulla trattativa e sugli esuberi.
La bozza della nuova architettura societaria, con lo scorporo delle attività da debiti e contenziosi legali, va incontro in maniera molto netta alle richieste degli arabi. Essi potrebbero entrare in una newco «su misura», fatta di flotta, organizzazione, diritti, lasciando la zavorra alla «old», o «bad», company, cioè l'attuale Alitalia-Cai. Tuttavia ci sono ancora dei punti da chiarire, soprattutto sul debito. Le banche insistono per non accollarsi tutta la vecchia esposizione, ma per trasformare almeno la metà dei circa 400 milioni in capitale; ma su questo punto Etihad, che ha il coltello dalla parte del manico, appare piuttosto intransigente. Il tema del debito insomma non è ancora definito, e da domani riprenderanno i confronti. Un altro punto spinoso riguarda il personale. Se, come si ripete, gli esuberi richiesti da Etihad sono almeno 2.500, la condizione è ultimativa: il problema dev'essere risolto prima di un accordo. Etihad vuole entrare cioè in una società pulita, senza sorprese. Questo atteggiamento di assoluta prudenza - per non dire di sfiducia - è figlio di fatti concreti. La due diligence che ha impegnato gli uomini di Etihad a Fiumicino - che è andata molto più a fondo di quanto consentito in precedenza a Air France - ha messo a nudo una situazione molto compromessa.
Del Torchio ha portato a Hogan anche il testo del decreto su Linate, ormai pronto. Nello scalo rimarranno due limiti: 18 movimenti orari e solo aerei a corridoio singolo. Le destinazioni saranno del tutto liberalizzate, in Europa e oltre. Significherà dare la possibilità di molti nuovi collegamenti di medio raggio, cosa che penalizzerà Malpensa e che avvantaggerà Alitalia, che a Linate ha una quota di mercato del 70% circa. Ciò esporrà a ricorsi all'Ue da parte delle altre compagnie europee.