L'ingiustizia della lenta giustizia

Non credo che alla maggioranza di cittadini e imprese interessi granché la riforma costituzionale scritta dall'esecutivo Renzi. Con tutto rispetto per il testo e il dibattito che ci accompagnerà fino allo sfinimento di qui al referendum di ottobre, chi di dovere avrebbe dovuto e potuto spendere energie a proposito di riforma della giustizia. Il nodo che blocca l'economia italiana. L'esasperante lentezza dei processi ne rappresenta la pagina più oscura. Uno scandalo con numerosi protagonisti: giudici fallimentari, curatori, avvocati e professionisti a vario titolo. Un sottobosco imbarazzante di privilegi e sprechi che si avvantaggia, e non poco, dalla piaga dei fallimenti e dintorni. Uno Stato moderno e serio può voltare le spalle davanti all'evidenza? Possibile che i decisori pubblici non vedano quel che il comune mortale patisce nella quotidiana lotta contro i ritardi della giustizia civile? In assenza di tempi certi in Italia non si investe più serenamente a causa della giustizia lenta.

E' come se la malapianta della nostra burocrazia avesse trovato nella giustizia il territorio più interessante da conquistare. Così è stato. Un sodalizio vizioso che frena qualsiasi tentativo di accelerazione verso la normalità. Fare impresa è terribilmente complicato nel nostro Paese. Perché è diventato normale non pagare grazie ad un'indisponente giustizia ingiusta, colpevolmente in ritardo: vera zavorra dell'economnia. Il Governo guardi quelle pagine oscure e agisca. Con una riforma di stampo europeo (non la solita leggina elettorale). Certa nelle poche regole e nei tempi, agile e comprensibile. In una parola: virtuosa.

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