Lisbona fa tremare le Borse europee

La crisi del Banco Espirito Santo, il principale istituto di credito portoghese, e i preoccupanti dati sulla produzione industriale in Francia, ma soprattutto in Italia (a maggio -1,2%, la peggiore dal 2012) hanno spinto ieri le Borse europee in rosso. Gli investitori temono che, nonostante lo scudo della Bce, la crisi del debito non sia finita davvero. Di conseguenza sono fioccate le vendite, soprattutto sul settore bancario, con gli spread che sono tornati a salire. In sofferenza tutte le principali Borse europee: Francoforte, -1,52%, Londra -0,68%, Parigi -1,34%. Peggio ha fatto Milano, -1,9%, come Madrid.
La crisi del Banco Espirito Santo, per quanto limitata al gruppo stesso, sembra aver fatto da innesco, in un contesto che era già sull'orlo di una correzione. Nella vicina Spagna, poi, non sono mancati i primi segni di un piccolo contagio con l'annullamento di un bond del Banco Popular Español. L'epicentro resta però Lisbona, che ha segnato un meno 4,18%, mentre le azioni del Banco Espirito Santo sono crollate del 17%, prima che intervenisse l'autorità di vigilanza sul mercato sospendendone le contrattazioni. Il primo azionista del gruppo bancario, di cui ha quote anche il Crédit Agricole, la Espirito Santo Financial Group (Esfg), ha riferito di crescenti problemi per la holding Espirito Santo International. Quest'ultima non ha onorato alcuni bond in scadenza, detenuti da clienti svizzeri. Da giorni la situazione è finita sotto i riflettori e sono piovuti downgrade dalle agenzie di rating. Ieri Moody's ha ulteriormente declassato la valutazione su Esfg, che ora è a «Caa2», poco distante dalla categoria di «insolvenza».
A contribuire al nervosismo degli operatori hanno contribuito, poi, gli annunci della Federal Reserve, la Banca centrale americana che ha esplicitamente indicato il termine del programma di stimoli all'economia. Il Quantitative Easing che tanto ha fatto anche per sostenere le Borse, verrà definitivamente chiuso a ottobre. Sempre in autunno, dovrebbero poi concludersi le analisi e gli stress test che sotto l'egida della Bce si stanno effettuando su tutte le banche europee.
Nonostante il clima sfavorevole il collocamento dei Bot a 12 mesi è andato a segno senza problemi: il Tesoro ha collocato tutti i 6,5 miliardi di titoli con tassi ai minimi storici. Deludente, invece, il collocamento della Grecia data la situazione di incertezza. Il risultato è stato un inasprimento dello spread anche in Italia, passato a 175 punti base da 167. La seduta a Piazza Affari ha visto pesanti ribassi soprattutto tra i bancari con Mps che ha perso il 4,29%, seguita da Bpm (-3,25%) e Banco Popolare (-2,87%). A risollevare gli animi non è bastata la battuta di arresto della disoccupazione in Usa con richieste calate di 11mila unità, tanto che anche Wall Street ha chiuso in calo. Oggi, è in calendario una nuova asta Btp, tra 6 e 7,5 miliardi, sul medio e lungo termine: ma gli operatori non prevedono problemi.