L'Italia lavora poco: due scioperi al giorno e servizi a singhiozzo

Secondo la Bibbia è il numero del diavolo: 666. Ovvero, i giorni di sciopero dei servizi pubblici nel 2013: anche al netto delle interpretazioni esoteriche, è comunque una cifra che fa spavento. Perché significa due scioperi al giorno, domeniche escluse: un delirio, come ben sanno gli italiani, troppo spesso - soprattutto nelle metropoli come Roma, Milano e Napoli - alle prese con trasporti paralizzati, rifiuti accumulati sulla pubblica via, processi rinviati sine die e ospedali a mezzo servizio. E consola fino a un certo punto apprendere che poteva andare peggio: lo scorso anno, infatti, le agitazioni proclamate nei servizi pubblici essenziali sono state 2.339, e se molte sono state stoppate lo si deve solo all'intervento del Garante della legge sullo sciopero.
È proprio Roberto Alesse a fotografare, nella relazione presentata al Parlamento, il livello di conflittualità del Paese nei servizi essenziali. Senza paura di esprimere anche giudizi impopolari: «Lo sciopero diventa in pratica uno strumento di legittimazione, specie per quei sindacati dall'incerta rappresentanza, propensi a ricorrervi per ottenere visibilità contrattuale con la controparte». E aggiunge: «Se così è, non può non prevalere, soprattutto nel contesto dei servizi pubblici essenziali, l'esigenza di contrastare l'utilizzo sconsiderato del diritto di sciopero, anche al fine di evitare che tale fondamentale istituto del diritto sindacale finisca per tradursi in uno sterile rituale, privo di effetti concreti».
Il Garante non risparmia neppure le aziende, che non rispettano accordi e intese. Un capitolo questo, «spesso considerato tabù» ma su cui il garante assicura che sposterà vieppiù «l'attenzione dell'accertamento istruttorio».
A proposito di accertamenti, l'Authority registra comunque un drastico calo nelle sanzioni comminate a sindacati ed aziende: dai 365.312 euro di multa comminate nel 2012 ai 113.700 euro del 2013. Il settore a più alta conflittualità, comunque, resta quello dei trasporti (293 le astensioni dal lavoro lo scorso anno), in particolare di quelli pubblici locali. A buttare benzina sul fuoco delle proteste qui è essenzialmente il mancato rinnovo del contratto su cui l'Authority rivolge un appello al governo, affinché faccia ripartire il tavolo di confronto tra sindacati e imprese.
Situazione delicata anche sul fronte della giustizia - 49 scioperi solo nel 2013 - ma a preoccupare il Garante è il settore della raccolta e dello smaltimento dei rifiuti, che ha collezionato 186 azioni di sciopero. «Si tratta di una situazione autenticamente patologica» che paga, oltre alla crisi, con i mancati rinnovi contrattuali e le politiche di taglio alla spesa pubblica, anche i fenomeni «di mala amministrazione» e i ritardi dei pagamenti da parte della Pubblica amministrazione: risultato, conflittualità «esplosiva» e scioperi senza regole.