«L'Italia snobba le regole Il caso Mps può ripetersi»

Lo scandalo del Monte Paschi è da imputare alla responsabilità di quanti nella vecchia gestione della banca «nascondevano i problemi per mantenere le posizioni», ma il caso potrebbe ripertersi anche in altri gruppi, perché in Italia «manca il rispetto delle regole». Mentre il presidente Alessandro Profumo assestava la sferzata, a poca distanza a Siena la Procura di Lugano iniziava l'interrogatorio fiume all'ex capo della Finanza di Mps, Gianluca Baldassarri, in carcere dal 16 febbraio. Il banchiere che ha gestito Rocca Salimbeni, insieme al ex presidente Giuseppe Mussari e al direttore generale Antonio Vigni.
Un centinaio le domande a cui Baldassarri avrebbe risposto contro le 200 poste dai magistrati svizzeri che alla fine si dichiarano comunque «soddisfatti» dell'esito, così come i colleghi senesi titolari dell'inchiesta che hanno assistito all'incontro. Tra le due Procure è in corso una collaborazione proficua: il 28 marzo era stato il pm Natalini ad andare a Lugano, dopo una richiesta di rogatoria, ed era tornato con materiale interessante per il filone dell'inchiesta sulla cosiddetta «banda del 5%». Del resto a Lugano era nata la Gdp, la società costituita da Baldassarri e dal suo amico Roberto Villa, ex presidente di Richard Ginori, ora indagato anche a Siena. La Procura di Lugano, era arrivata nella città del Palio con tre scatole piene di documenti rinvenuti in alcune cassette di sicurezza in Svizzera e, probabilmente, nel paradiso fiscale della Repubblica di Vanuatu, nell'Oceano Pacifico, dove una parte dei soldi sarebbero finiti prima di tornare, grazie allo “Scudo fiscale“, in Italia. Da Siena si conferma poi che le rogatorie chieste a Lugano e a San Marino, avevano già portato riscontri «eccezionali». Il 14 agosto scadono comunque i termini per la carcerazione preventiva di Baldassarri.
Tornando invece al «nuovo» Mps, il grande ostacolo resta rimborsare i 4 miliardi di Monti Bond, per evitare i salati interessi previsti: «Un aumento di capitale certamente dovremo farlo e poi dovremo riposizionare la banca, rendendola più efficente», riqualificando i ricavi e tagliando i costi. «Lavoriamo per avere un Monte Paschi indipendente», ha proseguito Profumo, riferendosi alla prospettiva di una nazionalizzazione strisciante del gruppo, anche alla luce delle voci di un possibile asse con le Poste, subito smentite dal numero uno Massimo Sarmi: «Ho lettoL'Espresso - ha aggiunto Profumo - e non ho niente da dire».