L'offerta di Lactalis fa flop Parmalat rimane in Borsa

L'Opa raccoglie solo l'1,85% e i francesi restano sotto la soglia del 90% per il delisting. Vittoria dei fondi

Parmalat rimarrà quotata a Piazza Affari. I francesi di Lactalis hanno fallito l'Opa lanciata sul gruppo alimentare di Collecchio. Un secondo flop, dopo quello di due settimane fa, che aveva obbligato i francesi - forti comunque di una quota dell'87,7% - a rivedere al rialzo il prezzo dell'offerta portandola a 3 euro (da 2,8 euro). Obiettivo: cercare di accontentare le minoranze convincendole a consegnare i titoli in offerta. Un risultato che sembrava scontato visto che per far scomparire Parmalat dai radar di Piazza Affari bastava il 2,26% del capitale. Ma ieri, ultimo giorno d'offerta, è arrivata una doccia fredda da poco più di 5 milioni di azioni e Lactalis ha mancato l'obiettivo. Dati alla mano, il gruppo controllato dalla famiglia Besnier ha raccolto 34,36 milioni di azioni (1,85%), meno dei 39,85 milioni necessari per raggiungere il 90% del capitale e avviare le procedure per il delisting. Una débâcle che si è giocata sul filo di lana, ma che, a questo punto, ha segnato la totale vittoria delle minoranze storicamente in cattivi rapporti con l'azionista di maggioranza e che, fin dall'inizio delle procedure d'offerta, il 27 dicembre, si sono opposte all'operazione ritenendo il prezzo «non congruo». I fondi Amber e Gabelli, che detengono complessivamente una quota vicina al 5%, nei giorni scorsi hanno spiegato che il rialzo del prezzo non era sufficiente, puntando a un valore fra i 3,8 e i 4,5 euro per azione. In dubbio è rimasta poi una quota di Bankitalia pari allo 0,5%, mentre il fondo sovrano norvegese Norges Bank (2,03%) ha scelto di aderire. A fare la differenza, sono stati quindi i piccolissimi azionisti. Sulla questione del prezzo, e quindi sull'esito dell'offerta, si sono divisi anche gli esperti. Intermonte vedeva il prezzo a 3,50 euro, Leonardo & Co (advisor del cda di Parmalat) tra 2,55 e 3,22 e Lazard (advisor degli amministratori indipendenti) tra 2,68 e 3,20 euro. Inoltre Kepler Chevreux era intervenuta consigliando di aderire alla nuova offerta da 3 euro. Il titolo però ha sempre viaggiato sopra il prezzo d'Opa, anche se di poco: ieri Parmalat ha chiuso la seduta a 3,034 euro (+0,46%).

Dopo il fallimento dell'Opa, la famiglia Besnier dovrà comunicare se intende rinunciare al raggiungimento della soglia del 90% e arrotondare comunque la sua quota, pur non riuscendo a delistare Parmalat o restituire le azioni apportate. È probabile che il socio francese decida per la prima ipotesi, che gli consentirebbe di avvicinarsi comunque alla soglia d'Opa (89,6%) e magari tentare il delisting in un secondo momento con un'operazione differente, ad esempio attraverso una fusione fra Parmalat e un veicolo non quotato. Il tutto, tuttavia, minoranze permettendo.