L'Opec taglia e "infiamma" il petrolio

Da gennaio la produzione scenderà di 1,2 milioni di barili al giorno. Il brent fa +5%

Il taglio alla produzione del petrolio deciso dall'Opec ha ridato energia alle Borse europee ma non a Wall Street, che ieri ha perso oltre il 2% appesantita da nuovi timori di ripercussioni sull'economia dalla guerra commerciale con la Cina. Quanto al petrolio davanti allo spettro di un barile di greggio anche sotto i 50 dollari, i Paesi aderenti all'Opec e quelli non Opec (come la Russia e l'Iran) hanno trovato nel summit di Vienna l'accordo per un nuovo taglio alla produzione.

Sul mercato, a partire dal prossimo primo gennaio, arriveranno 1,2 milioni di barili in meno al giorno: 800mila dai paesi Opec e 400mila dagli «esterni» all'organizzazione.

La svolta nelle trattative è arrivata grazie al venir meno dell'opposizione dell'Iran e all'apertura della Russia, che non fa parte dell'Opec ma è il suo principale partner, a contribuire ai tagli: Mosca ha acconsentito a ridurre la propria produzione di 200mila barili al giorno, più dei 150mila ipotizzati in precedenza. In totale i produttori non appartenenti all'Opec contribuiranno con tagli per 400mila barili al giorno, sempre a partire da gennaio del prossimo anno. Sono però state concordate esenzioni per tre Paesi: Nigeria, Venezuela e Iran. La misura per quest'ultimo Stato, peraltro già penalizzato dall'imposizione delle sanzioni, è stata molto avversata dall'Arabia Saudita che non voleva alcuna esenzione. Teheran però, contraria anche a un taglio simbolico, non ha ceduto. Così dopo un lungo negoziato l'accordo è stato raggiunto, mettendo le ali ai prezzi del greggio: a New York i future del Wti a febbraio salgono del 4,5% a 53,91 dollari al barile, mentre sul mercato europeo i contratti di pari scadenza del brent aumentano del 5% a 63,16 dollari. Fiammata in Borsa anche per i titoli dell'energia, con l'indice Stoxx Europe Oil&Gas rimbalzato del 3 per cento. Stringendo l'obiettivo su Piazza Affari, Saipem ha messo a segno un rialzo del 5,6% ed Eni +2 percento. A Londra rialzi del 4% circa per Royal Dutch Shell e Bp, a Parigi +3,6% Technip e +2,7% Total, a Madrid +2,8% Repsol.

Durante il meeting a Vienna il ministro all'Energia venezuelano, Manuel Quevedo, è stato nominato nuovo presidente a rotazione per il 2019. Mentre il ministro russo all'Energia Alexander Novak, che si era detto fiducioso sulla possibilità di trovare un'intesa, ha definito l'accordo «molto razionale», spiegando che «contribuirà a riequilibrare il mercato più velocemente». Con questa mossa l'Opec spera di dare stabilità ai prezzi del greggio messo a dura prova da una convergenza di pressioni sul mercato petrolifero, sconvolgimenti geopolitici e conflitti interni che stanno minando la tradizionale influenza dell'organizzazione mondiale dei produttori di petrolio.

Da sottolineare che fino a un mese fa il greggio era a 86 dollari ed è poi crollato fino a 60 dollari. Resta inteso che lo stesso andamento non è seguito dai prodotti petroliferi: il prezzo di benzina e gasolio è infatti sempre stabile.