Dal Lotto a Las Vegas, una corsa lunga 25 anni

New York«Ce l'abbiamo fatta». Marco Sala, che dopo aver guidato Gtech (ex Lottomatica) ha in mano ora il timone della nuova Igt, sussura questa frase a uno dei membri del board poco prima di partecipare alla cerimonia della campanella alle 9,30 in punto, ieri mattina al Nyse. Con lui, sullo storico balconcino che dà sul parterre della Borsa americana, tutto lo stato maggiore del primo gruppo mondiale del gioco regolamentato nato poche ore prima dalla fusione tra Gtech e Igt (International game technology), società leader nel casinò e nelle slot machines con sede a Las Vegas.

Per l'azionista De Agostini (52%) è stato un colpo grosso, essendo riuscito a fare scala reale negli Usa, mercato dove la concorrenza è forte: la nuova realtà conta oltre 13mila dipendenti e capitalizza circa 4 miliardi di dollari; ricavi ed «ebitda» combinati, nel 2014, rispettivamente di 6 e 2 miliardi.

Ieri, dunque, si è aperto un altro capitolo di un'interessante storia italiana, iniziata nei primi anni '90 con la nascita di Lottomatica come consorzio tra Bnl e Sogei (Finsiel-Iri) insieme a Olivetti, Alenia, Mael, Federazione tabaccai e Cni, tutte con quote inferiori. L'avventura in Piazza Affari porta la data del 2001. De Agostini spunta nel 2002: Tyche, società controllata da FinEurogames, che faceva capo alla famiglia novarese, lancia un'Opa da 1,2 miliardi a cui aderiscono i maggiori soci di Lottomatica: Olivetti (33,9%) e Bnl (18,3%). Da quel momento parte l'espansione internazionale con il blitz (agosto 2006) su Gtech holdings corporation. Un'operazione da 4 miliardi di euro, da cui esce il maggiore gruppo mondiale dei giochi e delle scommesse. Sette anni dopo, la nuova svolta: il battesimo, al termine di un riassetto globale del gruppo, in Gtech Spa (De Agostini 53,6%, DeA Partecipazioni 5,8% e Generali 3,2%), realtà con più di 8mila dipendenti in oltre 60 Paesi e attiva nel mercato del gioco regolamentato. Suoi sono il Gratta e Vinci, il Gioco del Lotto, le scommesse sportive, ma anche le lotterie nazionali e i giochi interattivi, come bingo, poker e casinò games.

Ma il blitz decisivo, quello che ha portato ieri Igt a Wall Street, arriva il 16 luglio 2014 con l'annuncio, da parte di Gtech, della sottoscrizione di un accordo da 4,7 miliardi di euro per l'acquisizione del re dei giochi di Las Vegas. E ora il passo finale («per il futuro nulla è escluso, nel mondo vantiamo partnership con 100 governi», ha precisato l'ad Sala) con lo sbarco sul mercato azionario più importante del mondo, mantenendo la denominazione della società acquisita. Agli azionisti di International game technology vanno 14,3396 dollari in contanti e 0,1819 azioni ordinarie della NewCo per ogni azione ordinaria di Igt, mentre quelli di Gtech ottengono un'azione ordinaria della nuova Igt per ogni azione di Gtech posseduta. Oltre alla quotazione a New York, il nuovo big mondiale del gioco regolamentato avrà sede legale nel Regno Unito, e sedi operative a Roma, Las Vegas e Providence. Per Igt, dunque, è stato seguito l'esempio di Fca: listino principale a Wall Street, opzione che consente di trattare più facilmente con gli investitori internazionali, e sede legale extra italiana, in questo caso nel Regno Unito, mentre Sergio Marchionne per Fca ha scelto l'Olanda, collocando però a Londra la sede fiscale. «Questa scelta - ha spiegato Sala, affiancato nella conferenza stampa post campanella dal cfo Alberto Fornaro - non è stata fatta in quanto potrebbe rivelarsi fiscalmente vantaggiosa, ma ha rappresentato una decisione obbligata: l'acquisizione di Igt è avvenuta per il 75% con cassa e il 25% con azioni e la nostra controparte non ha accettato titoli di una società italiana. Tutte le attività di Lottomatica in Italia, ovviamente, continueranno a pagare le tasse in Italia». Nel management di Igt, insieme a Sala e Fornaro, figurano altri tre italiani: Renato Ascoli (ceo Nord America gaming e inteactive), Walter Bugno (ceo internazionale) e Fabio Cairoli (ceo Italia).