Madame Nouy: «Ora altre fusioni»

Ma la vendita di Etruria slitta a settembre

La Bce suona la campanella della fusioni tra le banche italiane. In Italia «c'è spazio per fusioni così da avere banche più profittevoli e modelli di business più sostenibili», ha detto il capo della vigilanza bancaria della Bce, Danièle Nouy. Parole che in altri tempi avrebbero provocato fiammate in Piazza Affari. Ma l'Italia di oggi non è quella di dieci anni fa, la trasparenza seguita alla asset quality review di Francoforte ha spento molti appetiti e la vigilanza ha decisamente alzato l'asticella: troppo agli occhi di molti in Italia, con qualche divergenza (pur smentite da madame Nouy) persino con Mario Draghi: ieri Nouy ha così fatto buon viso alla nota riservata con cui la Commissione Ue aveva invitato la sua Vigilanza a un approccio più morbido sui requisiti patrimoniali del «secondo pilastro». Ma i tempi delle operazioni, un tempo fatte con annunci fulminei, si allungano e le banche soffrono in Borsa. Il Montepaschi, pur alla ricerca di un compratore, è infatti zitella da anni nè si vede la soluzione per realtà come popolare Vicenza, Veneto Banca o la stessa Carige, tutte potenziali prede insieme al Monte. Daniele Nouy, che ieri ha presentato il rapporto annuale del Ssm, spiega che, grazie alla collaborazione con Bankitalia, da qui a due anni e mezzo lo scenario migliorerà. Ma mette alcuni paletti, che poi sono quelli che hanno trascinato l'operazione di consolidamento fino ad oggi: Francoforte vuole che le banche post-fusione siano «più forti, non più deboli». La memoria torna all'indigesta acquisizione di Antonveneta da parte di Siena. Agli occhi della Bce è il busillis che ha finora frenato Bpm-Banco. Fra incomprensioni su governance, un rafforzamento patrimoniale giudicato necessario ma che si scontra con potenziali investitori riottosi, un'asticella alta sul riconoscimento e la copertura dei crediti deteriorati. Le prossime da sistenare sono Banca Marche, CariFerrara, CariChieti e Banca Etruria, ripulite dai bad loans. Ieri il Tesoro ha fatto slittare da aprile a settembre il termine entro cui cedere le 4 good bank.