Il mal di banca dei Malacalza: Carige brucia il tesoro Pirelli

Sul 17% dell'istituto genovese pesa una minus di 220 milioni, contro i 237 guadagnati nel blitz alla Bicocca

Camilla Conti

Mentre incalza la battaglia con il fondo americano Apollo e con gli ex vertici sulle assicurazioni della Carige, per la famiglia Malacalza si fa salato il conto della nuova avventura nella banca ligure controllata oggi al 17,6 per cento. Il terremoto che ha travolto il sistema creditizio tricolore in Borsa, fra Brexit e stress test europei, al momento sta costando 220 milioni e ha quasi «bruciato» la plusvalenza di 237,5 milioni di euro incassata l'anno scorso con la cessione del 6,98% di Pirelli.

I numeri emergono dal bilancio 2015 della Malacalza Investimenti archiviato con un patrimonio netto di 310 milioni e un utile di circa 248 milioni che ha consentito di staccare 11 milioni di dividendi agli azionisti (la società è partecipata al 48% da Hofima in capo a Davide Malacalza, al 48% da Mattia Malacalza e al 4% dal padre Vittorio Malacalza).

Nelle carte della cassaforte che custodisce la partecipazione in Carige si legge che le azioni sono state messe a bilancio per 263,4 milioni. L'ingresso risale all'8 maggio 2015 con l'acquisto di un 10,5% dalla Fondazione Carige. Una ventina di giorni dopo i Malacalza sono saliti al 14,933%, poi diventato 15,885% (in seguito alla sottoscrizione dell'aumento di capitale deliberato dall'assemblea straordinaria del 23 aprile) e infine la partecipazione si è incrementata fino a 146.004.624 azioni, pari al 17,588% circa del capitale, a un prezzo medio di carico intorno a 1,7 euro per azione. Ma la quota oggi vale circa 46 milioni.

Il crollo dei titoli bancari ha infatti penalizzato pesantemente anche quello dell'istituto genovese che ieri ha lasciato sul terreno un altro 2,6% attestandosi a 0,31 euro e nell'ultimo anno ha perso l'81 per cento. Certo, il titolo può sempre risalire e Malacalza Investimenti ha comunque il «cuscinetto» della plusvalenza Pirelli più i 12,1 milioni di euro di dividendi incassati dalla Bicocca sempre nel 2015.

Nella stessa relazione al bilancio viene specificato che il valore di mercato «rilevato alla data di chiusura dell'esercizio ammonta a euro 1,26 per azione», mentre «la media dell'ultimo mese è di euro 1,31 per azione e quella dell'ultimo trimestre è di 1,49 per azione». E vengono messe le mani avanti: considerando «che il segmento del mercato azionario riferito al settore bancario è connotato da una elevata volatilità e che l'andamento del titolo della partecipata riflette in larga parte sia l'andamento del segmento di appartenenza sia, più in generale, l'andamento negativo del mercato, considerata la natura, le finalità e le prospettive dell'investimento nonché l'entità del patrimonio netto della partecipata rispetto al valore di carico», - si legge nel documento - la società «ritiene non sussistano ragioni che impongono di registrare una perdita di valore».