Malacalza esce dall'avventura Camfin

Alla fine il divorzio tra Marco Tronchetti Provera e i Malacalza, soci dal 2009 in Gpi e Camfin, dovrebbe essere stato firmato. Dopo un mese di indiscrezioni sempre più dettagliate e due giorni di trattative senza soste, la scissione di Gpi pare cosa fatta. Il condizionale rimane d'obbligo: in serata mancavano ancora le comunicazioni ufficiali.
Lo schema a cui hanno lavorato incessantemente le banche appare tuttavia piuttosto chiaro. I Malacalza avrebbero ripiegato per accettare un'offerta cash, effettuata da una newco, per le quote direttamente e indirettamente detenute in Camfin (in tutto il 25,5%), rinunciando quindi alle iniziale richiesta di ottenere, al posto della partecipazione nella holding, una corrispondente quota diretta (il 7% circa) in Pirelli (partecipata dalla finanziaria con il 26% del capitale). La partecipazione della famiglia genovese, che a suo tempo aveva investito 88 milioni nel gruppo della Bicocca, sarà invece liquidata per contanti. Con una cifra che, naturalmente, potrebbe essere reinvestita in titoli Pirelli. Ma questa è un'altra storia, che non fa più parte delle intese con Tronchetti.
Dopo un anno di scontri e tensioni tra i due soci, inizia quindi a prendere forma il riassetto della Bicocca. Il secondo passo sarà il conferimento alla newco in cui confluirà la partecipazione di Camfin rilevata dai Malacalza, anche delle partecipazioni di Tronchetti Provera e di altri soci Camfin a lui vicini. Complessivamente un altro 35%. La newco aprirà poi le porte al Fondo Clessidra, Intesa Sanpaolo e a Unicredit. E, forte del 60% del capitale della holding della Bicocca, lancerà come largamente atteso dal mercato un'offerta pubblica su Camfin volta al delisting (a un prezzo pari alla media tra il valore di conferimento delle partecipazioni della finanziaria alla newco (ovviamente ancora un'incognita) e ai prezzi di mercato (la media a sei mesi è pari a 0,74 euro per azione). In seguito all'Opa, Camfin e la newco saranno fuse in una nuova holding che avrà in mano il 26,1% di Pirelli e il 14,8% di Prelios. A sua volta la finanziaria, ipotizzando il successo del delisting, avrà come azionisti di riferimento Tronchetti Provera (intorno al 39%), il Fondo Clessidra (24%) e le banche, Intesa Sanpaolo e Unicredit (complessivamente vicine al 37%).
Raggiunto l'accordo e tramontata ogni ipotesi di una guerra a colpi di offerte pubbliche sulla finanziaria o su Pirelli, è scemato in gran parte l'appeal speculativo su Camfin e sulla partecipata. I titoli dei due gruppi, rientrati ieri in contrattazione dopo la sospensione di lunedì, hanno chiuso la seduta praticamente invariati: Camfin a 0,85 euro (+0,1%), Pirelli a 8,91 euro (-0,3%). Per Banca Akros (hold a 8,2 euro su Pirelli) «il prezzo di Pirelli riflette già le speculazioni intorno al controllo della società». Anche Equita (buy a 9,3 euro su Pirelli e hold a 0,68 euro su Camfin) vede «limitato lo spazio per uno scenario speculativo su Pirelli in quanto riteniamo che i nuovi azionisti di controllo lavorino ad un nuovo patto di sindacato (in scadenza nell'aprile del 2014, ndr) che garantisca stabilità». In compenso ieri ha brillato Prelios dopo aver annunciato nel corso di un incontro con la stampa al nero nel 2014 e una nuova partnership con Ubs Global Asset Management per lo sviluppo e la distribuzione di un fondo immobiliare dedicato a investitori istituzionali italiani che investirà in quote di fondi immobiliari esteri.