Marchionne «sbircia» Confindustria

L'ad di Fca ascolta i 4 candidati ma precisa: «Non rientriamo»

Camilla Conti28 maggio 2015. L'ad di Fca, Sergio Marchionne, è a Melfi con il premier Matteo Renzi. A Milano nelle stesse ore Giorgio Squinzi parla per l'ultima volta da presidente all'assemblea annuale di Confindustria a un anno dalla scadenza del mandato. La distanza è netta e riapre la ferita dell'uscita di Fiat dal sistema di via dell'Astronomia, decisa nel 2012. Marchionne è gelido: «Adesso che siamo fuori se la domanda è se mi manca la risposta è no». 19 febbraio 2016. La corsa per la presidenza di Confindustria è partita da poche settimane, i quattro candidati - Vincenzo Boccia, Marco Bonometti, Aurelio Regina e Alberto Vacchi - si sfidano per la prima volta in un confronto all'americana (quattro domande, tempi uguali di risposta per ciascuno) nella sede degli industriali sabaudi a Torino. E chi spunta in prima fila? Marchionne. «Ci snobba ma non riesce proprio a fare a meno di noi», è stata la battuta velenosa strappata ieri a un imprenditore che era presente all'appuntamento a porte chiuse. «Siamo ancora associati all'Unione industriale di Torino, sono venuto ad ascoltare ma Fca non rientrerà in Confindustria», ha detto ieri il manager italo-canadese. Di certo, la sua presenza ha fatto rumore. E qualcuno azzarda un'interpretazione suggestiva: Marchionne è sceso in campo con il suo peso per sponsorizzare uno dei sui fornitori, il bresciano Bonometti, alla guida del gruppo industriale Omr che opera nell'ambito della meccanica per l'automotive. Secondo i maligni, il vero obiettivo è dettare la linea dall'esterno non solo sulle strategie confindustriali ma anche su quelle del quotidiano di riferimento, ovvero il Sole 24 Ore. Senza dimenticare che Marchionne è uno dei grandi fan di Renzi (e viceversa) il quale potrebbe avere un punto di riferimento anche in viale dell'Astronomia, o per lo meno smorzare eventuali levate di scudi dal mondo imprenditoriale. Come la stoccata arrivata ieri dal Centro Studi di Confindustria che ha attaccato le nuove regole europee sul sistema bancario, soprattutto quella sul bail in che va «sospesa perché sono stati valutati male i suoi reali effetti economici» ma ha anche criticato il progetto della bad bank varato dal Tesoro: «Le garanzie statali a prezzo di mercato non risolvono il problema», scrive il Csc.