Marchionne: «A Wall Street non più del 10% di Ferrari»

L'ad di Fca: «Quotazione nel terzo trimestre». Oggi soci riuniti ad Amsterdam. Intese in vista per Cnh

Sergio Marchionne mette le mani avanti e, da Amsterdam, dove questa mattina si riunirà l'assemblea degli azionisti di Fca (la prima nella storia fuori dall'Italia se guardiamo all'ex Fiat, ma anche la prima oltre l'Atlantico per Chrysler), tocca con 24 ore di anticipo alcuni degli argomenti caldi delle prossime ore. Su Ferrari, la cui quota di controllo andrà in pancia alla Exor di casa Agnelli, il presidente Marchionne fa subito chiarezza: «Fca non cederà oltre il 10% del Cavallino nell'ambito della quotazione a Wall Street, ma stiamo ancora valutando». Sui tempi dell'Ipo, Marchionne ha quindi precisato che «il filing alla Sec sarà depositato nel secondo trimestre e il collocamento avrà luogo nel terzo». Nei mesi scorsi, in proposito, l'ad di Fiat Chrysler Automobiles (e da ottobre numero uno di Ferrari) non aveva escluso la possibilità che a Wall Street andasse più del 10%.

Sempre ieri, al termine dell'assemblea di Cnh Industrial, la cui sede legale - come per Fca - è ad Amsterdam, Marchionne (è pure presidente del gruppo che produce macchine agricole, da lavoro e camion) ha ribadito l'impegno dell'azienda verso l'Italia, tema perennemente caldo: «Non è cambiato assolutamente nulla, anzi», ha spiegato a chi vede Fca (o meglio l'ex Fiat) ormai sradicata dalle sue origini. Sempre oggi, concluso l'impegno olandese, Marchionne volerà a Torino per incontrare i neo segretari generali di Cisl e Uil, Annamaria Furlan e Carmelo Barbagallo, per conoscerli e rassicurarli direttamente.

Altro punto toccato è il rebus del terzo socio, il gruppo automobilistico con il quale Fca dovrebbe fondersi. Il messaggio di Marchionne: «Abbiamo un obbligo, come leader, di lasciare dietro i nostri interessi particolari. Nel 2009 il governo Usa ha cercato di risolvere i problemi di un'industria che soffriva di sovracapacità e carenze strutturali, ma non ha affrontato l'obiettivo ultimo che era il costo del capitale. Escludendo i costruttori premium , l'industria ha dimostrato di non essere in grado di remunerare il costo del capitale. Bisogna capire che ci sono tante duplicazioni che non portano a guadagni di quote di mercato e creano condizioni di competitività che non portano guadagni». L'ad di Fca tende dunque la mano a una altro «big» con il chiaro scopo di evitare il perpetuarsi di questi errori. Resta poi da vedere se sarà Marchionne o il presidente John Elkann, o nessuno dei due, ad avventurarsi in eventuali commenti sul caso Rcs (Fca è primo azionista) e la nuova direzione del Corriere della Sera . L'assemblea di CnhI, dal canto suo, ha approvato il bilancio 2014. E anche per i mezzi agricoli potrebbero esserci accordi in vista.