Mediobanca corre, Bollorè resta

L'ad Nagel: «Nessun segnale di una sua uscita dal patto»

Corre ancora Mediobanca, con risultati in crescita nei primi nove mesi dell'esercizio 2017-2018. «Sul piano siamo avanti di un anno», esulta l'ad Alberto Nagel. E da questo carro non sembra intenzionato a scendere il finanziere bretone, Vincent Bollorè, che è nel patto di sindacato ed è il secondo azionista di piazzetta Cuccia, con il 7,88% appena rivalutato in bilancio di 40 milioni di euro, a quota 659 milioni, per effetto della salita in Borsa del titolo. Da Bollorè, chiarisce Nagel in conference call, «non abbiamo avuto comunicazioni di uscita dal patto».

Mediobanca è pronta «su entrambi gli scenari», ovvero sia al proseguimento del patto fino al 2019, sia a un eventuale scioglimento anticipato. Anche perché i risultati vanno bene, trainati dal Wealth Management e dal buon andamento di tutte le altre divisioni, in particolare del Consumer Banking. Nei nove mesi terminati a marzo, l'istituto di Piazzetta Cuccia registra un utile netto di 681,9 milioni, in aumento dell'11,1% rispetto allo scorso anno, e ricavi del terzo trimestre che superano per la prima volta i 600 milioni, mentre nei nove mesi aumentano da 1,6 a 1,8 miliardi, con una crescita dell'8,6%. Sia l'utile sia i ricavi battono le attese degli analisti, ferme rispettivamente a 660 milioni e 1,78 miliardi. Gli azionisti possono essere ottimisti sulla cedola. Secondo Nagel, l'andamento patrimoniale di Mediobanca «autorizza una interessante politica di remunerazione agli azionisti» ed «è legittimo attendersi un miglioramento del dividendo nella fascia alta della forchetta». Al termine del trimestre precedente Nagel aveva alzato il pay-out dal 40% al 40-50%.

Alla domanda su Bollorè, impegnato in Italia nelle partite con Tim e Mediaset, oltre che interessato in Francia da un'inchiesta per presunta corruzione, il capo azienda di Piazzetta Cuccia ricorda che è anche grazie alla «autonomia e indipendenza» garantita dai pattisti che Mediobanca procede a vele spiegate. Nagel ribadisce la fiducia nel timone di Urbano Cairo su Rcs e non ha intenzione di dismettere la quota. «Oggi - dichiara - è gestita da un imprenditore particolarmente capace e quindi non abbiamo alcuna fretta di vendere, né dal punto di vista economico, è di 1,20 il valore di libro, né per l'ammontare dell'investimento, che è di pochi milioni di euro. Abbiamo più interesse a sostenere e accompagnare Urbano in questo lavoro, che è appena iniziato». Non cambia inoltre la strategia su Generali. «Non condivido questa contrapposizione tra italiani ed esteri», spiega Nagel, che conferma l'intenzione di cedere il 3% del Leone del 13% detenuto «nel limite temporale che ci siamo dati». Intanto nei nove mesi il contributo delle partecipazioni aumenta a 204,9 milioni da 194,4 milioni, con un apporto della compagnia triestina di 84 milioni.

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