Mediobanca, crescono Doris, Ligresti e Gavio

Anche i francesi compreranno, mentre Commerzbank non è disponibile

da Milano

Il collocamento della quota del 9,5% di Mediobanca da parte di Unicredit e Capitalia continua a tenere banco. L’operazione, che verrà effettuata entro l’anno, registrerebbe un solo nuovo candidato, vale a dire Benetton, che potrebbe rilevare l’1,5%. Sembra invece meno probabile l’ingresso delle Fondazioni, sulle quali ci sarebbe il parere contrario dei francesi capitanati da Bolloré, pronti anch’essi a salire. Mentre tra i candidati a crescere all’interno del patto salgono anche le quotazioni di Salvatore Ligresti e Marcellino Gavio.
Intanto la banca d’affari guidata da Alberto Nagel e Renato Pagliaro fa i conti con la quota di capitale detenuta nelle Generali e scopre di avere il 15,87%. È questa la quota complessiva di «possesso» segnalata dalla Consob, superiore al 14,13% che risultava il 18 dicembre scorso, perché la Commissione conteggia nel «possesso» anche il pacchetto da 20,2 milioni di titoli rilevati a termine da Mps, sui quali cioè la banca senese mantiene i diritti di voto. Mediobanca, secondo i vincoli statutari, non può investire nel comparto assicurativo oltre il 40% del proprio patrimonio di vigilanza. Il che le consentirebbe, in ogni caso, di arrivare al 16% di azioni Generali con diritto di voto.
Infine, è curioso che il pacchetto dell’1,58% oggetto del contratto con Mps venga registrato dalla Consob due volte: infatti risulta ancora in capo anche alla banca senese, come indiretta proprietà con diritti di voto. Mentre nel frattempo è lo stesso Monte dei Paschi a tornare su Generali, avendo superato la soglia del 2%. Un effetto dovuto a operazioni di trading (come confermano dal capoluogo toscano), peraltro limitate allo 0,4%.
Tornando al riassetto tra i soci, è improbabile che all’interno del patto tra quelli disponibili a crescere ancora ci sia la Commerzbank. Secondo fonti finanziarie la banca tedesca, titolare dell’1,7% di Mediobanca, non avrebbe intenzioni di partecipare alla spartizione del 9,5%. Che invece interessa da vicino la Mediolanum di Ennio Doris, che ha ribadito anche ieri il suo interesse per una quota nell’ordine dell’1%, da aggiungere all’1,9% già detenuto.
Il riassetto prosegue in un clima privo di tensioni e contrapposizioni forti.
Lo ha fatto intendere il presidente del patto di sindacato, Piergaetano Marchetti, che ieri ha ribadito di non vedere conseguenze per l’autonomia di Mediobanca collegate al matrimonio tra Unicredit e Capitalia. A una domanda su possibili problemi ha risposto: «Allo stato non mi sembra. Vedremo».