Mediobanca, il nuovo corso funziona

Nagel plaude al governo Renzi e raccoglie i frutti dell'«addio» alle partecipazioni. Nei nove mesi profitti +18%

La trasformazione di Mediobanca da salotto finanziario a moderna banca d'affari è quasi completato. A dimostarlo è il terzo trimestre del bilancio 2014-2015, dove l'ad Alberto Nagel ha strappato un utile netto di 205 milioni, il più elevato degli ultimi cinque anni, malgrado il contributo dello «scrigno» delle partecipazioni sia sceso da 340 a 233 milioni. A spingere è stata quindi l'attività «core». E lo stesso Nagel ribadisce agli analisti il plauso della creatura di Enrico Cuccia per Matteo Renzi e le riforme in atto: l'esecutivo è «piuttosto pragmatico» e dimostra «un approccio molto buono ai problemi strutturali, anche dell'industria bancaria», ha sottolineato il banchiere che è «impressionato in positivo».

Nei nove mesi i profitti di Mediobanca sono saliti del 18% a 466 milioni a fronte di ricavi per 1,51 miliardi (+19,5%), oltre le attese. Gli analisti sono stati poi corroborati dalla previsione di un «buon» quarto trimestre e dalla promessa di calcolare i dividendi sulla base di un pay out del 40 per cento. Musica per la Borsa, dove il titolo ha chiuso in rialzo del 4,2% a un prezzo di 8,96 euro, tra una serie di report positivi. L'incognita restano i paletti della Bce, a cui Piazzetta Cuccia però si presenta con un patrimonio tondo (Cet 1 phased-in all'11,6%).

Il resto lo hanno fatto le parole con cui Nagel ha dettagliato la definitiva rottamazione dei salotti: i residui detenuti in Telecom (1,6% in trasparenza) - per lo scioglimento della holding Telco manca solo l'ok dell'Argentina - e in Pirelli (4,3%) saranno ceduti «nel primo trimestre del prossimo esercizio», vale a dire tra luglio e settembre. E l'ex monopolista delle tlc non potrà che avvantaggiarsi dell'arrivo dei francesi di Vivendi come primo socio: «È una società con un bilancio robusto, guidata da un imprenditore che ha dimostrato di poter generare valore. È un'ottima notizia per Telecom Italia».

Confermata poi «per la fine del prossimo esercizio» la discesa in Generali, di cui Mediobanca, primo socio con l'11%, deve cedere il 3%. Dopo che la De Agostini di Lorenzo Pellicioli si è spesa per il voto plurimo, Nagel lancia però un alert:«È un argomento interessante e delicato, che va analizzato nel merito e condiviso con i principali investitori istituzionali, per capire se c'è allineamento». In sostanza, prima di muovere, serve un “referendum“, altrimenti si rischia l'autogoal. In Piazzetta Cuccia si teme infatti che una governance siffatta sia più adatta a un grande gruppo familiare che a una multinaziole destinata ad assomigliare a una public company come le Generali di Mario Greco, di cui Nagel ha anche lodato la gestione. Per l'addio a Rcs (6,2%) - dove Mediobanca è stata promotrice della pax tra i grandi soci sulla nuova direzione del Corriere della Sera per Luciano Fontana - tutto dipende invece dalla Borsa (1,2 euro il prezzo di carico a giugno 2014) . Quanto alla macchina industriale di Mediobanca, l'area Wholesale ha segnato una forte ripresa (157,5 milioni l'utile dei nove mesi), grazie a ricavi in aumento (+79%) e alle minori rettifiche (-59%). Continua anche il miglioramento della controllata CheBanca!, in pareggio operativo nel terzo trimestre.

Una sola nota stonata: il contributo di Generali, sceso a 134 milioni (da 174) a causa delle svalutazioni della compagnia

In progresso del 19,5% i ricavi, superiori al miliardo e mezzo di euro. In crescita anche il Roe (+8 per cento)

Sono le plusvalenze, in milioni di euro, realizzate da Mediobanca con la vendita delle partecipazioni azionarie