Mediobanca sacrifica il dividendo

Niente dividendo per la «nuova» Mediobanca, quella che, come ha confermato l'ad Alberto Nagel, «uscirà da tutti i patti di sindacato in scadenza». Il diktat di Bankitalia, che vieta agli istituti in perdita la distribuzione della cedola, lascerà gli azionisti a bocca asciutta. Piazzetta Cuccia ha chiuso l'anno 2012-2013, terminato il 30 giugno, con una perdita netta di 179,8 milioni (80,8 milioni di utile l'anno scorso), ma ha guadagnato l'1,89% in Borsa.
Non è un paradosso. Si tratta di un risultato migliore delle attese: la perdita stimata dagli analisti era pari a 215 milioni di euro circa a causa delle annunciate svalutazioni di Telecom e di Rcs, che alla fine sono costate 404 milioni di euro. Se, dunque, il rosso è stato inferiore alle previsioni, allora significa che il business strettamente bancario di Piazzetta Cuccia ha margini di crescita già visibili agli esperti. Il Core Tier 1 è salito all'11,7% e, nonostante una contrazione del 12% annuo dei ricavi a 1,6 miliardi, Compass e CheBanca! hanno segnato un incremento complessivo del 2% delle entrate. Considerato che dal nuovo corso delle Generali di Mario Greco si attende un «contributo positivo», c'è ottimismo per il ritorno alla cedola nel 2014.
A tenere banco durante la conference call, però, è stato l'ancora ricco portafoglio partecipazioni (4 miliardi il valore di libro, 4,7 miliardi quello di mercato), che tuttavia è destinato a dimagrire di 1,5 miliardi nell'arco di piano. «In Telco preferiamo essere venditori piuttosto che mettere altri soldi», ha detto Nagel. L'11,6% nella scatola di controllo di Telecom è stato svalutato per 320 milioni e il valore unitario dei titoli dell'operatore tlc è stato portato a 0,53 euro per un totale di 78 milioni. Entro fine settembre, cioè prima della scadenza del patto, Mediobanca chiederà agli altri soci se vorranno acquistare la propria quota, oppure aspetterà eventuali nuove offerte. Se lo scenario non cambiasse, con la scissione proporzionale Mediobanca collocherà direttamente il 2,3% circa di Telecom. Sul punto gli italiani di Telco sono d'accordo. Le «grandi pulizie», infine, hanno riguardato anche il 14,9% di Rcs (-38,5 milioni), Burgo (-44,8 milioni) e Sintonia (-33,4 milioni).
Discorso diverso per le Generali: il 13,3% (fintantoché non sarà alleggerito in ossequio a Basilea 3). Ma la vera mossa a sorpresa è stato il “consiglio“ di Nagel al Group Ceo Mario Greco. «Uscire dal patto di Mediobanca sarebbe coerente con le strategie di investimento di Generali. Non è la strada miglior per allocare il capitale e ci aiuterebbe a sciogliere alcune partecipazioni incrociate, eredità del passato», ha detto.
Ieri il patto - confermando la fiducia a Marco Tronchetti Provera - ha dato l'ok alla disdetta da parte di Unipol-Fonsai (3,8%). L'uscita del Leone (2%) farebbe quindi calare il «nocciolo duro» al 36% circa rendendo più contendibile l'istituto. Nella prossima assemblea, infine, l'ex sindaco di Bologna, Giorgio Guazzaloca, prenderà - in quota Fondazione Carisbo - il posto nel board di Fabio Roversi Monaco, passato a Banca Imi.