Mediobanca senza salotti aumenta l'utile del 23%

L'ad Nagel: «Più spazio per i dividendi. Generali? Nessun obbligo a cedere il 3%». Ma Rcs pesa sui conti

Camilla ContiMediobanca ha archiviato il semestre con 321,1 milioni di utili, in crescita del 23% e sopra le attese. Ma oltre ai conti, l'istituto di Piazzetta Cuccia ha chiuso anche la trasformazione del gruppo che ha allargato il polo delle attività retail nonché la piattaforma del risparmio gestito grazie alle recenti acquisizioni di Cairn Capital e Barclays Italia, e soprattutto è meno esposto alle tempeste sul mercato azionario. La cessione di circa due miliardi di partecipazioni (processo iniziato a giugno 2013) ha infatti attutito il colpo del terremoto borsistico nel portafoglio trading della banca. Una trasformazione che emerge anche dagli ultimi risultati: la contribuzione del polo consumer/retail all'utile lordo operativo di gruppo è cresciuta dal 10% del 2014 al 30% al 31 dicembre 2016. Oggi quindi retail, Investment banking e Principal investing (ovvero Generali) contribuiscono all'utile operativo di gruppo ciascuna per un terzo. Al contempo è stato progressivamente ridotto il costo del rischio: le attività deteriorate nette sono diminuite per il quarto trimestre consecutivo (-12% a 1,1 miliardi) e hanno un'incidenza sul patrimonio di vigilanza del 15%, assai più limitata rispetto alla media delle banche europee (38%) e italiane (119%) .Il nuovo piano strategico, dopo la conclusione di quello attuale a fine giugno, sarà presentato probabilmente a ottobre-novembre. Per il futuro, «se i mercati ci aiutano», c'è «spazio per migliorare il dividendo» rispetto agli 0,25 euro distribuiti l'anno precedente, ha detto l'ad Alberto Nagel agli analisti nel corso di una conferenza telefonica. Ma le mosse più attese sono quelle sul fronte delle partecipate. A cominciare dalle Generali: Mediobanca resta intenzionata a scendere dal 13% al 10%, ma «vendere il 3% è un'opportunità non un obbligo», ha chiarito l'ad. «Abbiamo margini di flessibilità, non siamo tenuti a farlo entro il 30 giugno». Quanto alla selezione del nuovo timoniere del Leone, dopo l'uscita di Mario Greco, l'auspicio è che il board selezioni il miglior manager possibile. Sia poi un manager interno o un esterno, «Generali non deve avere steccati». Ma Nagel non ha risparmiato una stoccata a Greco sottolineando che il manager napoletano ha «un profilo più adatto per situazioni di turnaround, che di crescita. Lo si evince anche dalle sue precedenti esperienze dove ha cambiato dopo pochi anni e spesso in polemica». Intanto l'apporto della compagnia triestina ai conti di Mediobanca è salito da 122,9 milioni a 138,4 milioni, cui si somma la plusvalenza per la cessione di Pirelli (pari a 87,7 milioni) mentre le rettifiche del semestre, pari nel complesso a 11,9 milioni (11,7 milioni nella prima metà dell'anno precedente), sono quasi interamente riconducibili a Rcs (di cui possiede il 6%) che ha pesato sui conti per 10,3 milioni. Per il gruppo editoriale, Nagel non ritiene poi necessario trovare un partner industriale e auspica che Fiat resti azionista.Gli analisti parlano in generale di «un buon set di risultati» sottolineando come note positive sia i ricavi sia la qualità degli attivi sia la solidità patrimoniale. Il mercato, complice l'ennesimo crollo dei listini di ieri, non ha premiato il titolo che ha archiviato la seduta in calo del 5,27% a 5,75 euro.