Il mercato del lavoro Usa fa finta di essere sano

Baristi, commessi e cuochi: il 42% degli americani guadagna meno di 15 dollari l'ora E nella classe media fioccano i licenziamenti, impoverendo un Paese già pieno di debiti

Rodolfo PariettiDi fronte ai 215mila posti di lavoro creati in marzo negli Usa e a un tasso di disoccupazione salito dal 4,9 al 5% a causa del maggior numero di americani in cerca di un impiego, Wall Street non ha fatto un plissé. Le cifre diffuse ieri non cambiano infatti di una virgola le aspettative sui tassi, destinati a salire non più di due volte nel corso del 2016. Ma per capire la prudenza mostrata qualche giorno da Janet Yellen riguardo alle prossime strette monetarie, bisogna proprio partire dalle condizioni del mercato del lavoro americano, dove non è proprio tutto oro ciò che luccica. Il primo punto su cui va posata la lente è quello dei salari, aumentati del 2,3% su base annua. Troppo poco: serve un passo di crescita fra il 3 e il 3,5% per poter avvicinare l'inflazione verso l'obiettivo del 2% della Fed. Lo ammette perfino la Casa Bianca, sempre così sollecita nel rivendicare il merito dei 73 mesi consecutivi in cui l'America ha sfornato 14,4 milioni di posti di lavoro. Peccato che questa straordinaria macchina capace di ridare un sorriso a chi era a spasso non sia riuscita a preservare la classe media dal rischio di estinzione. I continui licenziamenti nella manifattura (altri 29mila il mese scorso) risuonano come una campana a morte per la middle class, un tempo il pilastro dell'economia a stelle e strisce. Certo, la Yellen può pure lamentarsi per gli elevati livelli di part-time (oltre 6 milioni di persone), ma dovrebbe anche ricordare che oltre il 42% degli americani si mette in tasca meno di 15 dollari l'ora. A consentirlo è la legge, che fissa il salario minimo a 7,25 dollari. A valori attualizzati, si guadagnava di più nel 1968 (10,85 dollari), nonostante gli aumenti di produttività intervenuti negli ultimi 48 anni (+140%) avrebbero dovuto alzare le paghe orarie a 26 dollari. Così, un lavoratore full-time a salario minimo incassa poco più di 15mila dollari l'anno, il 21% al di sotto della soglia di povertà per una famiglia di tre persone. Non è un caso se, con le spese private tornate ai livelli pre-crisi (36.800 dollari l'anno), il budget domestico di un americano su tre sia in rosso di circa 2.300 dollari.A presentare il conto a un'America impoverita nonostante tre cicli di quantitative easing, è l'attuale struttura del mercato del lavoro, dove trova collocazione un crescente numero di baristi, cuochi, commessi e camerieri, spesso sottopagati. In marzo se ne sono aggiunti altri 25mila, portando il numero complessivo a 11,3 milioni. Cifre che poi finiscono per imbellettare i dati sull'occupazione. Ma cosa succederà se i venti recessivi che già soffiano sul settore oil, su quello delle vendite al dettaglio e dei computer colpiranno anche il terziario dei cheap workers, così come avvenuto nel 2008? Un disastro. Con cui dovrà fare i conti il successore di Obama e, non ultima, la stessa Fed.