Il mercato scommette sul petrolio a 60 dollari Ma c'è il rebus di Mosca

Sarà decisiva l'adesione di Putin ai tagli Ora Piazza Affari guarda ad Eni e Saipem

Cinzia Meoni

Il petrolio torna protagonista della scena in attesa che sabato i Paesi produttori dell'Opec e non solo (sono attesi infatti anche Russia, Azerbaijan, Messico e Oman), riuniti a Vienna, definiscano i dettagli dell'accordo raggiunto una settimana fa per un taglio alla produzione di 1,2 milioni di barili al giorno. Al vertice sono invitati anche 14 paesi esterni al Cartello per concordare il taglio di altri 600mila barili, così da eliminare, entro il 2017, l'intero eccesso di offerta. L'accordo ha messo le ali al greggio e migliorato le prospettive sull'intero comparto, anche perché rappresenta il primo taglio alla produzione dal 2008 e pone fine alla strategia perseguita negli ultimi anni dalL'Opec di inondare il mercato di oro nero per estromettere dal mercato i produttori americani di shale oil, i cui costi di estrazioni sono elevati.

Ieri il brent ha chiuso a 53,8 dollari al barile, quasi il doppio rispetto ai minimi di un anno fa. E non è ancora finita qui, a giudizio degli esperti. Per Jefferies il Brent salirà dai 58 dollari previsti per il 2017 ai 72 attesi nel 2018. «La tendenza è al rialzo. Il petrolio ha rimbalzato dall'area 45-47 dollari precedente al vertice di Vienna e ritengo che possa salire fino a 60 dollari, dove ritengo sia posta la prima resistenza per le quotazioni dell'oro nero» sostiene Rossella Gargantini, socia di Assiom Forex, che poi precisa: «Occorre comunque tenere presente che dollaro e petrolio sono correlati inversamente. Ovvero al rafforzamento del dollaro segue un deprezzamento del petrolio». E in effetti, il rialzo dei tassi Usa atteso nella riunione di metà dicembre della Federal Reserve potrebbe rafforzare ulteriormente il biglietto verde.

A beneficiare della stretta sul greggio, dopo sei mesi in cui l'oro nero si è mosso a ridosso dei 30 dollari a barile, sarà l'intero comparto (si consideri solo, a titolo d'esempio, che ogni dollaro in più per il prezzo del barile, per Eni equivale secondo le stime degli esperti, a 300 milioni aggiuntivi di giro d'affari). Morgan Stanley ha infatti rivisto la raccomandazione a equalweight dal precedente underweight. Il broker in particolare raccomanda ai propri clienti di comprare Saipem (storia di turnaround) e Maire Tecnimont (ancora sottovalutata), mentre su Eni ha recentemente alzato il target a 13,4 euro dai precedenti 12,3. Gargantini, invece, entrando più in dettaglio dell'analisi tecnica, vede per Eni un'impostazione positiva con un possibile allungo a 15 euro e un supporto in area 13 euro e per Saipem un allungo a 0,481 e un supporto a 0,385. Eni ha chiuso la seduta a 13,9 euro (+1,9%) e Saipem a 0,46 (+3,76 per cento).