Mini-riscatto per le banche in Borsa

Balza Bpm, ma Mps resta al palo. Entro il mese le nuove offerte per Etruria & C

Camilla Conti

Rimbalzo sì ma senza grande entusiasmo e non per tutti. Dopo l'ennesimo scossone di venerdì scorso, ieri alcuni titoli bancari hanno ripreso fiato, facendo segnare sul finale a Piazza Affari un +0,3 per cento.

Il risveglio degli istituti di credito è stato guidato dal +4,3% di Bpm e dal +2,3% di Banco Popolare oltre al +1,8% di Ubi, al +1,3% di Unicredit e all'1,04% di Intesa Sanpaolo. La «sorvegliata speciale» Mps ha invece segnato un risicato +0,09% a 0,22 euro (nell'ultimo anno la perdita è stata dell'87,3%) mentre resta in rosso Carige che ieri ha lasciato sul terreno un altro 1,9 per cento.

In attesa di nuovi sviluppi dal sempre caldo fronte senese alle prese con un nuovo aumento di capitale da 5 miliardi, il mercato attende anche che venga finalmente completata la vendita delle quattro good bank nate a fine novembre 2015 dalle ceneri di Banca Etruria, Banca Marche, Cariferrara e Carichieti. Questa dovrebbe essere la settimana decisiva: è stata riaperta la procedura per la cessione dopo che nelle scorse settimane sono state respinte le proposte dei fondi (si era parlato di Apollo e Lone Star) per l'acquisto dell'intero blocco perché, scrive l'agenzia Reuters, non sarebbero state ritenute conformi dal momento che ponevano condizioni sospensive ed erano prive della garanzia bancaria richiesta. Le nuove offerte sono attese entro fine mese ma prende quota l'ipotesi «spezzatino». In particolare, Bper potrebbe tornare su Banca Marche e Banca Etruria mentre la Popolare di Bari potrebbe essere interessata a CariChieti in caso di offerta di singole banche. Aperti anche i canali con le due banche francesi attive in Italia, Cariparma e Bnl-Paribas. A fine aprile, nel rendiconto annuale del Fondo di risoluzione presentato dalla Bankitalia, il valore di cessione delle quattro banche era stato indicato pari a 1,4 miliardi di euro al netto di nuovi oneri di ristrutturazione necessari per garantire una redditività soddisfacente dei nuovi istituti. Nel frattempo, l'Antitrust ha dato il via libera all'acquisizione da parte di Quaestio Capital Management Sgr attraverso il fondo Atlante del capitale di Veneto Banca. Sul bollettino settimanale del Garante della Concorrenza si legge che l'operazione si inserisce «nel generale contesto di crisi che ha interessato il settore bancario in Italia negli ultimi mesi e, più in particolare, è finalizzata a trovare una soluzione allo stato di crisi registrato da Veneto Banca».

Il fondo Atlante, costituito appositamente per facilitare interventi di salvataggio e ristrutturazioni nel comparto creditizio italiano, «si pone l'obiettivo, anche sulla base delle indicazioni fornite dalle Autorità di vigilanza e di regolazione del settore, di fornire una soluzione di sistema volta a fronteggiare i maggiori elementi di criticità che pesano sulle prospettive del settore». L'autorità ha deciso di non avviare alcuna istruttoria in merito all'operazione, ritenendo che non determini «la costituzione o il rafforzamento di una posizione dominante nei mercati interessati, tali da eliminare o ridurre in modo sostanziale e durevole la concorrenza». Con l'assemblea dell'8 agosto scorso il fondo, che detiene il 97,64% delle quote di Veneto Banca, aveva già fatto il suo ingresso ufficiale avviando la ristrutturazione del secondo istituto di credito del Nordest.