Il ministro Orlando: «Aia non rispettata, bisogna intervenire. Penso a un blind trust»

Giornata cruciale per l'Ilva: dopo oltre dieci mesi, l'azienda ha ottenuto dal gip di Taranto, Patrizia Todisco, la facoltà d'uso degli impianti dell'area a caldo sequestrati il 26 luglio 2012 per inquinamento e disastro ambientale.
Il provvedimento è stato notificato dai carabinieri del Noe di Lecce- il Nucleo operativo ecologico - all'azienda e ai quattro custodi giudiziari: gli ingegneri Barbara Valenzano, Emanuela Laterza e Claudio Lofrumento, e il commercialista Mario Tagarelli. Proprio ai custodi, che dovranno avvalersi dei carabinieri del Noe, il gip ha disposto che «mediante accessi e sopralluoghi assidui, anche notturni, presso i siti in sequestro, verifichino e documentino lo stato delle aree e degli impianti sottoposti a vincolo cautelare» e controllino «la situazione in atto riguardante le emissioni inquinanti degli stessi impianti ed il relativo sistema di monitoraggio».
Ma il futuro del colosso dell'acciaio resta sotto i riflettori del governo e il ministro dell'Ambiente, Andrea Orlando, pensa a «qualcosa di simile ad un “blind trust” che consenta una sospensione dell'attuale assetto proprietario in funzione del raggiungimento di determinati obiettivi», cioè fino a che l'attività non rientra all'interno dei parametri indicati dalla legge.
Per Orlando, «bisogna inventarci qualcosa di nuovo» rispetto allo strumento del commissariamento che, nella fattispecie, non è applicabile perché «non siamo di fronte ad un caso di insolvenza». Che sia necessario intervenire, il ministro ne è convinto: «Il percorso di attuazione dell'Aia non è stato rispettato - dice, presentando i risultati dell'indagine condotta al riguardo dall'Ispra e dall'Arpa sullo stabilimento di Taranto- Non è accettabile trasgredire a un percorso che deve essere applicato rigidamente. Bisogna reintervenire» E aggiunge che «l'attuale assetto non garantisce gli obiettivi di ambientalizzazione».
In ogni caso, il titolare dell'Ambiente si è detto contrario a ipotesi di «esproprio o nazionalizzazione» e ha sottolineato la necessità di garantire la continuità produttiva dello stabilimento e il pagamento degli stipendi. Per quanto riguarda i tempi dell'intervento, il ministro ha affermato che «sono strettissimi» e saranno precisati già oggi durante l'intervento del governo in Parlamento.

Commenti

curatola

Mar, 04/06/2013 - 09:36

la nazionalizzazione non risanerà l'ambiente (quando l'ilva era statale lo ha dimostrato) piuttosto vanno comparate le tolleranze ambientali di taranto con quelle delle altre acciaierie in europa e smetterla con gli allarmismi degli ambientalisti che sparano minchiate in totale libertà. Forse sperano che lo stabilimento venga chiuso e che lo stato pantalone si accolli il mantenimento sine die della popolazione di taranto e dintorni. Una specie di indennità fino al risanamento ambientale per tutti più lo stipendio per i lavoratori addetti ad un risanamento che nessuno mai riconoscerebbe a termine. Speriamo che l'europa ce lo impedisca.