"Mirafiori seconda vita". Ma la vera rinascita è legata alle nuove auto

Trasferiti nel polo torinese 1.500 impiegati Marchionne: "Stiamo attrezzando la fabbrica"

Le linee di Mirafiori a pieno regime negli anni '70

Il «Mirafiori Day», quello vero, coinciderà con l'accensione del semaforo verde alle nuove linee di produzione delle ammiraglie del nuovo gruppo Fiat Chrysler Automobiles, a partire dal Suv Maserati Levante. Ieri, alla presenza del sindaco di Torino, Piero Fassino, i vertici di Fca hanno aggiunto un nuovo importante tassello alla «seconda vita», come l'ha descritta il presidente John Elkann, del grande polo industriale sotto la Mole: l'inagurazione di «Officina 82», i nuovi uffici amministrativi del gruppo, in via Plava, nel comprensorio di Mirafiori. Il moderno complesso di edifici, sorto dove un tempo c'era il magazzino cambi, ospita l'Internal Audit, gli uffici amministrativi e la sicurezza di Fca e Cnh Industrial, per un totale di 1.500 dipendenti, in gran parte provenienti dalla struttura di Corso Ferrucci a Torino. «È l'ultimo tassello, in ordine di tempo - la spiegazione dell'ad Sergio Marchionne -, di un disegno molto più ampio, avviato nel 2005 per riqualificare il comprensorio di Mirafiori che, tra i primi interventi, ha visto nascere il Motor Village e l'asilo per i figli dei nostri dipendenti. Qui in particolare, nell'ex “Meccanica 2” non c'erano più attività da decenni. Ora, invece, vi trova posto un quartiere direzionale di vitale importanza per il gruppo, grazie ai lavori di recupero delle strutture industriali». La riqualificazione di questa fetta di Mirafiori è costata al Lingotto 40 milioni.

Ma la vera festa per Mirafiori sarà solo quando lo stabilimento ritroverà, seppur in misura inferiore, la vitalità dei tempi passati. La giornata di ieri, infatti, ha riportato alla mente gli anni in cui le linee di montaggio torinesi funzionavano a pieno regime, sfornando quei modelli che hanno fatto la storia dell'auto italiana divenendone anche un simbolo: Topolino, 1100, 500, 600, 850, 131, 127, Uno, Croma e Thema sono solo alcuni dei tanti modelli sfornati dalla megafabbrica inaugurata nel 1939 alla presenza di Benito Mussolini.

Il progressivo declino produttivo di Mirafiori è evidente guardando il numero di addetti. Il top è stato raggiunto negli anni '70 (circa 50mila) mentre ora, per quelli rimasti (circa 5mila) a prevalere è la cassa integrazione, mentre la produzione è ridotta ai minimi termini. La saturazione della fabbrica è abbondamentemente sotto il livello di guardia (70%) che dovrebbe raggiungere, secondo i piani di sviluppo previsti, nel 2018. Nel 2013 la capacità produttiva di Mirafiori è stata sfruttata, come ricorda l'ultimo studio di AlixPartners, solo per il 15%.

Marchionne, nel suo intervento di ieri, pur avendo assicurato più volte l'impegno per Mirafiori, è rimasto ancora piuttosto sul vago: «Stiamo attrezzando lo stabilimento - ha detto - ma occorre essere molto attenti a non affollare il mercato con prodotti nuovi; si tratta di gestire il ritmo di produzione di diversi impianti». Impazienti, ovviamente, sono i sindacati.

«Ci aspettiamo - la risposta di Ferdinando Uliano, segretario nazionale della Fim - che il primo agosto (data dell'assemblea che benedirà la fusione tra Fiat e Chrysler, ndr ) Elkann e Marchionne comunichino anche la partenza dell'investimento sulle linee di Mirafiori per il Suv Maserati Levante».

Marchionne, infine, in attesa dell'imminente assemblea («si chiude un ciclo storico»), ha descritto i conti del secondo trimestre «alla grande, in linea con le attese» (il cda li approverà il 30 luglio), ribadendo che la quotazione di Fca a New York avverrà «nelle prime due settimane di ottobre» e che «la collaborazione con Renault non sarà ampliata». La battuta sui presunti appetiti italiani di Volkswagen: «Sarà l'effetto dei Mondiali...».