Molti i candidati alla successione, ma manca la figura del playmaker a tutto campo

Cinque anni sono tanti, ma passano anche velocemente. Ecco perché il complicato tema della successione a Sergio Marchionne, una volta completato il piano industriale di Fiat Chrysler Automobiles nel 2018, è tornato alla ribalta. E il presidente John Elkann, con l'indispensabile collaborazione dello stesso Marchionne, deve ora mettere, tra le varie priorità, anche la ricerca del futuro amministratore delegato del gruppo. E se negli scorsi anni l'avvicendamento al vertice operativo dell'azienda sembrava ancora lontano, adesso non è più così, «anche se - dice una fonte - il problema si porrà alla vigilia del 2019». Automotive News, nell'edizione di ieri, ha accennato a un recente colloquio tra presidente e ad sull'argomento, con il risultato che Marchionne ha assicurato altri due anni di permanenza in Fca (in precedenza si era parlato di un possibile termine nel 2016), cioè sino all'ultimazione del piano quinquennale.
Tenendo presente che Marchionne, in futuro, potrebbe anche decidere di restare al vertice del gruppo e delle pressioni a tal proposito che arriverebbero dai membri di casa Agnelli, una lista di successori esiste già e, da quando il presidente Elkann, lo scorso anno in occasione dell'assemblea degli azionisti Exor, ne aveva parlato, non dovrebbe essere variata. Vero è, comunque, che dei nomi fatti è difficile trovare chi si distingue, come nel caso di Marchionne, per una conoscenza contemporanea degli aspetti finanziari, industriali e automobilistici di un'azienda. Ciascuno dei possibili candidati, infatti, porta in dote una forte specializzazione. Richard Palmer, per esempio, il direttore finanziario di Fca che ha concluso l'altra sera la lunga maratona sul piano, è un «mago» per quanto riguarda i numeri, la finanza e ha avuto un ruolo chiave nel braccio di ferro con il fondo Veba per chiudere la scalata a Chrysler; Harald Wester, responsabile dei marchi Alfa Romeo e Maserati, in prima linea nel nuovo piano visto che dovrà occuparsi del rilancio del Biscione, è un super ingegnere, il braccio destro di Marchionne sulle strategie industriali e motoristiche. C'è poi Alfredo Altavilla, attuale capo dell'area Emea, da sempre il «delfino» dell'ad e «ambasciatore» del gruppo, visto che tutti gli accordi sono passati sotto il suo vaglio: un manager esperto in prodotto e nelle relazioni internazionali. Gli altri nomi sono quelli di Richard Tobin, ad di Cnh Industrial (come Marchionne proviene dall'ex controllata di Exor, Sgs) e di Mike Manley, numero uno di Jeep, il quale dovrà portare a 1,9 milioni le vendite del marchio, puntando soprattutto sull'area Asia-Pacifico, di cui è responsabile. Uno di essi potrebbe raccogliere il testimone di Marchionne nel 2019 e dare un'ulteriore svolta al gruppo italo-americano.

Commenti

Boxster65

Ven, 09/05/2014 - 16:50

Ma con un faccino così vispo ed intelligente come quello di John Elkann, il problema è già risolto!! Uno così sarebbe in grado di far fallire una società florida come la Apple in meno di un anno, con quella ciofeca della FCA è capace d'impiegarci una settimana!!