Mondadori cresce forte e modifica lo statuto

Nel 2017 l'utile salirà del 30%. Mauri pronto allo shopping oltreconfine. Ok al voto maggiorato

Cinzia Meoni

Si preannuncia un anno di crescita per Mondadori tanto che l'ad, Ernesto Mauri, a margine dell'assemblea degli azionisti che ieri ha approvato il bilancio 2016, ha ventilato il ritorno al dividendo dopo sette anni. Il miglioramento della redditività, con un utile previsto a fine 2017 in aumento del 30% (dai 22,6 milioni del 2016) lascia infatti «tutto lo spazio» per staccare la cedola. In questo scenario, il primo trimestre è stato «in linea con le previsioni». Mauri, in attesa della pubblicazione dei dati trimestrali prevista per l'11 maggio, ha anticipato che la raccolta pubblicitaria in Italia tra gennaio e marzo è aumentata dell'8% grazie alla spinta del digitale, mentre il mercato francese ha registrato un rallentamento. Piazza Affari tuttavia è rimasta piuttosto indifferente alle prospettive di crescita e il titolo ha chiuso la seduta a 1,81 euro, in calo del 2,1 per cento.

Sui prossimi mesi il futuro è all'insegna del rafforzamento del gruppo anche attraverso nuove acquisizioni oltreconfine. «Mondadori non vuole fermarsi dove è arrivata, ma deve guardare sempre avanti», ha sottolineato Mauri aggiungendo poi che la volontà del gruppo è quella di «svilupparsi all'estero e pensare a operazioni di consolidamento». E, tra i mercati interessanti, il manager ha indicato la Francia. All'interno del piano di sviluppo per i prossimi tre anni, il manager ha confermato di voler procedere all'apertura di 115-120 negozi i franchising.

L'assemblea ha poi approvato l'introduzione del voto maggiorato che, a giudizio Marina Berlusconi, presidente di Mondadori e di Fininvest a cui fa capo il 53,3% del capitale dell'editore, «favorisce una logica di investimento di lungo periodo, anche per dare al management la possibilità di fare scelte e perseguire obiettivi di medio-lungo termine in totale serenità». A chi le chiedeva della possibilità di estendere una simile previsione anche a Mediaset, controllata da Fininvest con il 38,3% del capitale, Marina Berlusconi ha risposto con un «vedremo».

A margine dell'incontro con gli azionisti, Marina Berlusconi ha infine escluso di avere in corso trattative con Vivendi in merito al contenzioso aperto con i francesi dopo la rottura, lo scorso luglio, del contratto di compravendita di Premium, pay tv di Mediaset. «Non c'è alcun contatto. Il problema (ovvero l'impossibilità per Vivendi, statuita dall'Agcom, di mantenere le attuali partecipazioni in Telecom Italia e Mediaset, ndr) è tutto loro. Noi chiediamo solo che vengano rispettati gli impegni che si sono assunti e che ci venga risarcito il danno enorme che ci hanno provocato». Un danno che, come ricorda la presidente di Fininvest, è di «quasi 2 miliardi».