Monito della Fed a Trump «I dazi sono un pericolo»

Bce e Fmi divise sulle guerra commerciale

Cinzia Meoni

La Federal Reserve lancia l'allarme sui rischi che una guerra commerciale può rappresentare per l'economia statunitense: il monito, che suona con un avviso a Donald Trump nella conduzione della guerra commerciale con la Cina, emerge dalle minute dell'ultima riunione del Fomc. Dove una «forte maggioranza» ha giudicato «la prospettiva di rappresaglie commerciali da parte degli altri Paesi come un rischio per gli Stati Uniti».

Non deve invece stupire la tiepida posizione del presidente della Bce, Mario Draghi, neppure se raffrontata alle dure parole di Christine Lagarde a capo del Fondo monetario internazionale. «Lo scontro tra le due superpotenze, potrebbe spingere l'Europa a rivedere il modello di crescita, alleggerendo la dipendenza dalle esportazioni e aumentando gli investimenti su crescita e consumi interni», sostiene Carlo Altomonte, docente di Politica economica europea all'università Bocconi. «Ritengo che il braccio di ferro tra Usa e Cina si concluderà con un accordo tra le parti. Ma la politica di Trump di ridurre la capacità degli Usa di assorbire i prodotti esteri per spingere la produzione interna, potrebbe mettere in discussione le esportazioni europee che, finora, hanno trainato la ripresa. Tale situazione potrebbe convincere persino la Germania a rivedere i modelli economici di riferimento» commenta il docente. Draghi infatti ha definito l'impatto diretto degli annunci di Cina e Usa sul commercio «non importante», almeno per ora.

Nel solo quarto trimestre 2017 , l'Ue ha registrato un surplus con gli Usa di 52,5 miliardi, e 17 Stati europei su 28 hanno avuto un surplus delle partite correnti: i più elevati sono quelli di Germani (75,4 miliardi) e Italia (15,6). D'altro canto, il ritorno alla crescita dell'inflazione è stato finora l'obiettivo di Draghi con il Qe e i tassi bassi. Il target finora non è raggiunto ma potrebbe ricevere un'ulteriore spinta dall'evoluzione delle guerre commerciali in corso.

È di tutt'altro avviso Christine Lagarde che, dall'Asia Global Institute di Hong Kong, ha lanciato un monito ai governi: «I dazi non sono la strada migliore» per affrontare gli squilibri commerciali e, anzi, metterebbero a rischio la crescita mondiale, danneggiando soprattutto la parte più debole della popolazione. Situazione che sarebbe, a giudizio del direttore dell'Fmi, «un imperdonabile errore e fallimento collettivo».

Lagarde, dopo che il presidente cinese Xi Jinping ha aperto agli Usa, ha chiesto «di evitare il protezionismo in tutte le sue forme perché la storia insegna che le restrizioni all'import fanno male a tutti». Per affrontare gli squilibri macroeconomici esistono «strumenti di bilancio e riforme strutturali».