Il Monte Paschi gioca la carta del fondo esuberi

«Sono tranquillo. Avessi avuto una comunicazione vorrebbe dire che è stata presa una decisione. Non ci sono discussioni, che io sappia. È stata una bellissima esperienza, mi trovo molto bene». Il presidente del consiglio di gestione di Intesa Sanpaolo, Andrea Beltratti, ieri ha evitato di scendere nei dettagli sul proprio futuro a Ca' de Sass che in primavera rinnoverà i propri board.
Tuttavia, è stato proprio il numero uno del cdg a citare il nome del possibile successore. «Stimo Gros-Pietro», ha aggiunto riferendosi all'ex presidente di Iri, Eni ed Atlantia che i boatos torinesi indicano come candidato numero uno in quota Compagnia di San Paolo. E il punto è proprio questo: la ricerca di un equilibrio soddisfacente per il primo azionista (9,7%) che da 7 anni - in un modo o nell'altro - è costretto a confrontarsi con un retroterra che lamenta la poca «torinesità» del conglomerato.
Il cds e il cdg saranno eletti secondo le nuove regole statutarie e dunque nel consiglio di gestione ci sarà una maggioranza di manager. L'establishment torinese guidato dal sindaco di Torino, Piero Fassino, e dal presidente della Compagnia, Sergio Chiamparino, intende cogliere la palla al balzo. Poiché tra le prime linee gestionali l'unico ex «sanpaolino» che possa aspirare a un posto da consigliere è il chief risk officer Bruno Picca, un modo per aumentare il tasso di «piemontesità» è quello di ricorrere a un torinese doc come Gros-Pietro il quale siede già nel comitato di gestione della Compagnia.
Gros-Pietro è in ottimi rapporti col ceo di Intesa Enrico Tomaso Cucchiani (il quale per altro ha sempre manifestato cordialità nei confronti di Chiamparino e di Fassino) e, soprattutto, ha la stima del presidente del cds Giovanni Bazoli e del leader di Fondazione Cariplo (4,9%) Giuseppe Guzzetti. Insomma, l'esatto contrario di quanto avvenne nel 2010. Allora, le tensioni tra Chiamparino (allora sindaco di Torino) e il presidente della Compagnia, Domenico Siniscalco, (poi sostituito con Benessia) indebolirono il peso politico sabaudo. A farne le spese fu Enrico Salza (oggi a capo di Fideuram), mentre l'ex Ceo Corrado Passera vide il suo ruolo di kingmaker rafforzato. Piero Fassino, esperto di trattative politiche, non intende commettere gli errori del predecessore: Gros-Pietro è un nome di spessore, anche se lo statuto di Intesa assegna comunque pieni poteri a Cucchiani.
Paradossalmente, se l'attuale presidente di Autostrada Torino-Milano dovesse insediarsi a Ca' de Sass, si creerebbe un problema sull'altra riva del Po. Gros-Pietro era tra i «papabili» per la presidenza di Fondazione Crt. Non a caso, nello scorsa primavera era giunto nella shortlist finale per la presidenza di Unicredit perdendo di un'incollatura nei confronti di Giuseppe Vita.