Montezemolo: «Ghizzoni rimarrà l'ad»

Il vicepresidente: «I soci Unicredit lo appoggiano». C'è l'intesa su 2.700 esuberi in Italia

L'amministratore delegato di Unicredit, Federico Ghizzoni, ha la fiducia degli azionisti e resterà alla guida della banca. A confermarlo è il vicepresidente dell'istituto di credito, Luca Cordero di Montezemolo sottolineando come Unicredit non sia solo «solida, ma solidissima». Il riferimento è al prametro Cet1. Il gruppo ha intanto chiuso l'accordo con i sindacati sui tagli previsti in Italia della seconda fase del piano industriale 2014-18. L'intesa prevede 2.700 uscite, tutte volontarie: chi aderirà al piano esodi, si legge in una nota, riceverà a titolo d'incentivo tre mensilità e mezzo, con clausola di salvaguardia in caso di cambiamento delle regole previdenziali. Al stesso tempo Unicredit dà il via libera a 700 assunzioni di giovani. «Questo accordo guarda al futuro e alla solidarietà generazionale», afferma Mauro Morelli della Fabi. Per i 540 tagli (circa 470 i dirigenti coinvolti) del nuovo piano, invece, la trattativa corre in parallelo e l'accordo è previsto in una fase successiva. Ora l'attesa è sui conti che Unicredit licenzierà il prossimo 9 febbraio. Gli analisti vedono un rosso di 140 milioni nel quarto trimestre ma per l'intero anno un utile di 1,4 miliardi (i 9 mesi si erano chiusi con un utile a oltre 1,5 miliardi). La perdita, secondo gli addetti ai lavori, deriva da elementi straordinari quali il piano esuberi (oltre 18mila i tagli a livello di gruppo), le cessioni e il costo di salvataggio delle quattro banche (Etruria, Banca Marche, CariFe, CariChieti) soccorse dal fondo di risoluzione. Bernstein ha intanto confermato il rating «market perform», limando però il target price da 5,7 a 5,5 euro.