Moscetti lascia Amplifon Ma sceglie già il suo erede

L'ad: «Missione compiuta». Utili e ricavi in crescita nel semestre, da ottobre il timone passa al dg Vita

Per un Paese come l'Italia Franco Moscetti è quasi un panda. Una specie in via di estinzione. Un manager che lascia la poltrona quando l'azienda è all'apice e quando è sicuro di aver trovato il suo successore con il placet degli azionisti, dopo averlo prima messo alla prova e averlo formato.

L'azienda del panda è Amplifon, multinazionale tascabile che commercializza in tutto il mondo apparecchi acustici oltre a fornire ai suoi clienti tutta una serie di servizi personalizzati. Ebbene, ieri Moscetti ha annunciato che dal 22 ottobre lascerà la carica di amministratore delegato del gruppo milanese dove è arrivato nel 2004. Lascia al termine di un semestre chiuso con un aumento del 20,1% dei ricavi a 500,3 milioni e un utile di 18,5 milioni in crescita di 12,4 milioni. Non solo. Amplifon punta a superare la soglia psicologica di un fatturato di un miliardo di euro a fine 2015 e guarda soprattutto ai mercati di Francia e Germania per potenziali acquisizioni. Conti in piena salute, dunque. Che verranno ereditati da Enrico Vita, attuale direttore generale della società, dopo il via libera dell'assemblea dei soci fissata in ottobre.

Classe 1951, nato a Tarquinia e fiero delle sue origini etrusche, dopo gli studi ha cominciato a lavorare come venditore di gas industriali. Ha fatto carriera in Air Liquide Sanità e dopo una parentesi parigina alla guida della controllata francese, nel 2004 è approdato in Amplifon, dove in pochi anni ha allargato il business verso nuovi mercati, dal Regno Unito alla Germania, Belgio, India, Australia e Nuova Zelanda. Ma perché Moscetti se ne va proprio sul più bello? «Il mio mandato sarebbe scaduto ad aprile nel 2016 - spiega al Giornale - e già l'anno scorso non ero sicuro di volerlo portare a termine. Dopo essermi confrontato con i soci (gli eredi di quel Charles Holland che la fondò a Milano nel 1950, per poi quotarla in Borsa nel 2001, ndr ) ho deciso di fare un altro mandato, dandomi però come obiettivo la successione. Quindici mesi fa ho affidato alla società di headhunting, Spencer Stuart, la selezione di un bravo manager per affidargli la direzione del mercato Emea. Enrico Vita è così entrato in azienda, l'ho monitorato a lungo e ho visto che stava rispondendo alle nostre migliori aspettative». In una short list di tre candidati ha conquistato la pole position. Prima, sempre con il consenso dei soci, è stato promosso a Coo. Ora, il suo nome verrà proposto alla prossima assemblea su proposta del comitato remunerazione e nomine. Ma perché lasciare adesso e non la prossima primavera, visto che aveva capito a chi cedere il testimone? «Il motivo è semplice, in un'azienda come Amplifon i budget vengono fatti a ottobre e non potevo predisporne un piano “alla Moscetti“ per poi andarmene. È meglio che il budget lo decida Vita e poi lavori in coerenza con esso». Per garantire una migliore transizione Moscetti rimarrà comunque vicepresidente non esecutivo almeno fino alla fine del mandato. Come liquidazione gli verrà versata una competenza di fine rapporto pari a 5,7 milioni di euro lordi. È inoltre previsto un patto di non concorrenza di dodici mesi, per il quale il manager riceverà 700mila euro lordi.

Resta una domanda. Cosa farà Moscetti fuori da Amplifon? Il suo nome era circolato nel marzo scorso come uno il candidato sponsorizzato da Renzi per la presidenza di Fiera Milano spa, poltrona poi occupata da Roberto Rettani. A domanda diretta, il diretto interessato glissa e per ora non preferisce svelare i prossimi passi: «Per adesso me ne vado in ferie al Forte dei Marmi».