Mps cade ancora (-6,8%) Pesano aumento e Bce

Siena perde il 17% in una settimana: gli analisti temono l'inoptato e gli accantonamenti. Ceduti a Fortress 4mila crediti deteriorati

Le sale operative girano nuovamente le spalle al Monte Paschi, attente a non essere troppo esposte su Siena durante le festività natalizie: ieri il titolo, finito più volte in asta di volatilità, ha così chiuso in calo del 6,8% a 0,464 euro. In una settimana la perdita arriva al 17% circa, e la capitalizzazione di Mps si ferma ormai a 2,5 miliardi, lo stesso importo che l'ad Fabrizio Viola e il presidente Alessandro Profumo dovranno raccogliere con il previsto aumento di capitale per ovviare alla bocciatura rimediata agli stress test europei. Proprio l'esito della ricapitalizzazione è una delle grande incertezze che aleggia sulla banca, insieme alla tempistica con cui Siena contabilizzerà svalutazioni e accantonamenti dopo l'asset quality review.

In serata poi il Mps ha ceduto a Fortress un portafoglio di quasi 4mila crediti in sofferenza con un valore lordo di bilancio di 380 milioni circa, comprendente prestiti garantiti e non garantiti a medio e lungo termine. Nel 2014 la banca ha ceduto complessivamente circa 16mila posizioni in sofferenza con un valore lordo di un miliardo.

Quale sia l'umore dei mercati lo sintetizza però all'agenzia Bloomberg Vincenzo Longo, analista di Ig Markets: «Ci sono preoccupazioni che l'aumento di capitale possa non essere pienamente sottoscritto e che le banche del consorzio di garanzia possano doversi prendere il rimanente: non è un buon segnale per il futuro». Riaffiorano inoltre dubbi sul piano di risanamento annunciato da Viola, che prevede il ritorno all'utile nel 2015 riducendo l'organico e vendendo asset. Le incertezze, poi, riguardano anche quanti accantonamenti per le proprie perdite sui crediti il Mps farà nel quarto trimestre, visto che mancano ancora circa tre miliardi di svalutazioni lorde dal conteggio finale della Bce. Altra incognita è se Francoforte accoglierà la richiesta di Siena di mitigare lo «shortfall» per 390 milioni sulla base degli utili operativi stimati sul 2014: l'opzione più probabile un verdetto di compromesso.

Alcuni investitori scommettono poi su un ricambio al vertice di Mps, in vista del rinnovo del cda in calendario ad aprile, magari per effetto d'un colpo di mano del nuovo patto di sindacato che lega la Fondazione Mps e i suoi due alleati sudamericani Btg Pactual e Fintech. Altri, invece, sono convinti prevalga la continuità con Viola e Profumo. Per concludere molti giudicano che, malgrado il tonfo subito, il titolo di Rocca Salimbeni sia ancora poco appetibile perchè si affacci un nuovo investitore: le banche potenzialmente interessate sono anche scoraggiate dal timing sull'aumento di capitale, previsto a marzo o a maggio.

Commenti

swiller

Mar, 23/12/2014 - 18:13

La soluzione..... cacciate quel somaro di profumo.

flip

Mer, 24/12/2014 - 11:04

Conviene buttare via ancora soldi? Per quale motivo? Che speranze ci sono per il Monte Paschi?