Mps ci prova: via all'aumento di capitale

Manca ancora il verdetto della Consob sulla conversione dei bond. Il titolo su del 3%

Camilla Conti

Il poker è il gioco delle informazioni incomplete e non ci si può sedere al tavolo con la paura di perdere. Lo sanno bene Marco Morelli e Alessandro Falciai, rispettivamente ad e presidente del Monte dei Paschi, che in questo momento hanno deciso di giocare la partita lanciando l'aumento di capitale e dunque provando a raccogliere i miliardi necessari a salvare la banca sul mercato. Ma davanti a loro - ed ecco le informazioni incomplete hanno altri due giocatori con le carte coperte: la Consob, che potrebbe non dare il via libera al piano B studiato dai vertici del Monte, e il mercato. Ovvero gli investitori privati che potrebbero mettere le loro fiches su tavoli più allettanti di quello senese.

Partiamo dalla Consob, perché al verdetto degli uomini di Giuseppe Vegas è di fatto appeso il destino della nuova strategia messa a punto dal cda di Rocca Salimbeni che non intende abdicare all'intervento statale: se l'Autorità concederà l'apertura della conversione dei bond subordinati a circa 40mila piccoli investitori, la banca potrà andare avanti con la soluzione di mercato. Altrimenti, si dovrà aprire il paracadute del governo con il decreto già allo studio di Palazzo Chigi. Il verdetto ufficiale, quando questo giornale è andato in stampa, non era ancora arrivato ma sarebbe atteso per questa mattina. Il tempo però stringe tanto che ieri il board di Mps ha comunque varato il piano bis strutturato in due fasi da completare entro il 31 dicembre: l'estensione appunto della conversione dei titoli subordinati già richiesta agli investitori istituzionali alla clientela retail (che dovrà accettare se trasformarli subito in azioni oppure rischiare di andare incontro a una conversione spontanea in vista di un possibile ristoro con l'intervento statale), e l'allargamento dell'offerta anche al titolo Fresh 2008, che vale poco più di 220 milioni. «Includendo tali valori, quindi, l'importo massimo è stato fissato a 4,5 miliardi di euro, comprensivi dell'eventuale sovrapprezzo, rispetto ai 4,2 miliardi resi noti il 24 novembre», spiega la banca.

Se arriverà l'ok di Consob a questo primo round, e quando si capirà quante adesioni alla conversione ci saranno, scenderanno allora in campo le banche d'affari (ricevendo complessivamente 448 milioni di euro di compensi ma solo se l'operazione avrà successo) per cercare il supporto degli investitori di grossa taglia e arrivare alla soglia dei 5 miliardi. Il 35% dell'aumento di capitale - al netto della parte che deriverà dalla conversione dei bond subordinati - sarà destinato al pubblico indistinto in Italia, di cui almeno il 30% in prelazione ai soci, mentre il 65% sarà riservato al collocamento istituzionale. Il prezzo massimo dell'aumento è stato confermato a 24,9 euro per azione.

Questi i nuovi piani del tandem Morelli-Falciai. Ieri il titolo in Borsa ha guadagnato il 3% ma il mercato potrebbe anche latitare quando partirà la ricapitalizzazione. In quel caso resta in piedi l'ipotesi di un aiuto pubblico con il nuovo governo Gentiloni che secondo le ultime indiscrezioni sarebbe pronto a mettere sul piatto 15 miliardi per ricapitalizzare le banche in difficoltà se questo dovesse rendersi necessario. L'ad di Intesa Sanpaolo Carlo Messina ieri però ha sottolineato: «Tutti guardano solo al mercato o al contributo statale» anche se «il più grosso contributo per il salvataggio del Monte lo dà il fondo Atlante con l'acquisto delle sofferenze». Un altro giocatore seduto al tavolo senese per la mano decisiva.