Mps marcia contro Mussari e Vigni

Monte Paschi non è sicura di trovare le forze necessarie per restituire allo Stato italiano i 4 miliardi ricevuti tramite i Monti-bond. «Ritengo che ce la possiamo fare, ma nulla è scontato», ha scandito il presidente Alessandro Profumo: l'importo equivale a quanto hanno versato i contribuenti con il salasso dell'Imu.
La bordata, che segue la decisione di far scivolare comunque il rimborso al 2016, è arrivata nel corso di una movimentata assemblea. I soci hanno ingoiato i 3 miliardi di perdite del 2012 e deciso, con un plebiscito, di procedere con l'azione di responsabilità contro l'ex presidente Giuseppe Mussari e il direttore generale Antonio Vigni per il dissesto creato con le operazioni Alexandria e Santorini, appoggiate da Nomura e Deutsche Bank.
Un'azione «ben fondata», ha detto Profumo, per recuperare le somme che sono state «indebitamente sottratte» all'istituto. Nel corso dell'assise, Profumo aveva poi lanciato una granata contro quello che rimane del sistema-Siena: il Monte deve rimuovere il limite che impedisce ai soci industriali di superare il 4% del capitale. «Ce lo ha chiesto Bankitalia e ce lo chiede Bruxelles» perché è «un ostacolo alla qualità della governance».
La primazia esercitata dalla Fondazione Mps, ancora forte del 34%, ma in mananza d'ossigeno, ha quindi le ore contate. «L'assemblea sarà chiamata in tempi brevi» a modificare lo statuto: il Monte «se vuole restare a Siena, deve avere una solida base di capitale» che allontani la prospettiva di diventare una preda. Chi si insedierà «alla guida di questa città dovrà discutere» lo statuto.
Occorre infatti il denaro di nuovi investitori, oggi però frenati dalle regole. La ricerca, comunque, inizierà fuori dal mondo bancario, magari da quei fondi sovrani che Profumo aveva avvicinato ai tempi di Unicredit. Il presidente della Fondazione, Gabriello Mancini, ha però rimarcanto che non rinuncerà «alla scelta dei soci» e «vigilerà» affinchè tutti gli obiettivi siano raggiunti.
Il rimborso dei Monti bond e il cambio dello statuto che renderà Mps più appetibile dal mercato sono quindi due facce della stessa medaglia. Senza contare che anche Palazzo Sansedoni beneficerebbe della modifica statutaria vista la probabile conseguente risalita del titolo (+6,8% ieri in Borsa). Al contrario non è percorribile la nazionalizzazione, anche perché lo Stato dovrebbe trovare in tempi brevi un'alternativa.
Mps disporrà, però, del denaro necessario per restituire i Monti bond soltanto se riuscirà a «recuperare redditività», con un «inevitabile»taglio dei costi e diventando più solida con «l'aumento di capitale». «Non ci sono ricette magiche alternative», ha avvertito il banchiere, rimarcando di non avere problemi a lasciare la poltrona: «Mi basta un minuto e mezzo, scrivo due righe e vado via».
A breve distanza dall'assise, proseguiva il lavoro dei pm per preparare il ricorso contro la decisione del gip di bloccare il sequestro ai danni di Nomura e dei vecchi vertici del Monte. Secondo il gip le perdite connesse ad Alexandria sono state però dovute «alla imprevedibile ma imponente svalutazione dei Btp trentennali», bersagliati dalla speculazione. Così come sarebbe sbagliato parlare di «truffa» ai danni di Rocca Salimbeni, semmai «le reticenze» dell'area finanza puntavano a evitare un eventuale blocco da parte della Vigilanza.