Per Mps il mercato guarda all'Agricole

Con l'aumento a sconto si scommette sulla scalata e i francesi (che controllano Cariparma) hanno le risorse

Tre settimane per scrivere il destino, e individuare il nuovo padrone di casa, del Monte Paschi, che ieri in Borsa ha chiuso in calo del 3,85% a 10,5 euro nel giorno in cui le azioni sono state raggruppate venti a uno. La mossa è propedeutica al maxi-aumento di capitale da 3 miliardi, atteso al via il 25 maggio. L'operazione, che porta a 10 miliardi il denaro che Siena chiede al mercato in quattro anni, è considerata da più parti l'occasione ideale per un cavaliere bianco che voglia rastrellare i diritti «in saldo» per poi mettere le mani sul 25-30% della terza banca italiana. Stando al calendario ufficioso dell'operazione, chi non vuole aprire il portafogli potrebbe avere due settimane per alienare i diritti, quindi fino all'8 giugno.

La prima a volere ricollocare Mps in mani sicure è la Bce e il mercato sta prendendo posizione: ieri è passato di mano il 4,7% del capitale. Nei palazzi romani si lavora su un intervento di Ubi Banca, ma in cima all'elenco dei «sospettati» dalle sale operative spuntano i francesi del Crédit Agricole. Parigi, calcolano gli analisti, avrebbe la forza per digerire Mps e, facendone una cosa sola con Cariparma, compiere il definitivo salto dimensionale in Italia. Anche il sistema informativo non appare un problema, visto che basta esportarlo dalla controllata di Giampiero Maioli.

Considerata la quotazione di Mps in Borsa (-5,7% il minino della seduta), se sarà confermato uno sconto sul «Terp» (il prezzo post stacco del diritto) compreso tra il 35% e il 40% significa attribuire al «diritto» un valore di partenza di circa 6,4-7,9 euro e alle azioni «nude» di 4-2,6 euro. Lo sconto si avvicina a quello della ricapitalizzazione della scorsa estate (35,5%). L'ad Fabrizio Viola fisserà il prezzo definitivo nel cda di giovedì, quando sarà deciso il numero di azioni da emettere e ci sarà il via libera Consob al prospetto.

In ogni caso per chi non aprirà il portafoglio sarà una operazione iper-diluitiva: l'aumento supera l'attuale capitalizzazione della banca (2,7 miliardi).

Oggi il libro soci ruota attorno allo sfilacciato patto di sindacato della Fondazione Mps con Fintech e Btg Pactual, che in tutto blinda il 9 per cento. I sudamericani (6,5% complessivo) dovrebbero fare la loro parte, come Axa (3,7%) e Alessandro Falciai (1,7%) mentre l'Ente senese (2,5%) è spaccato. Il rischio è però di trovarsi con una quota da prefisso telefonico; anche per questo la città del Palio è in manovra per indurre il presidente Alessandro Profumo a ritirare la decisione di lasciare subito dopo l'aumento.

Dato che il Roe di Mps dovrebbe attestarsi attorno all'8% nel 2018, resta tuttavia il problema di quanto tempo occorrerà al potenziale compratore per vedere remunerato l'investimento. In sostanza saranno centrali le sinergie, sacrificando sportelli e addetti: secondo alcune stime una fusione Ubi-Mps comporterebbe 6.500 esuberi.

Malgrado la scivolata iniziale, il raggruppamento delle azioni (100 a uno) non ha invece penalizzato Carige, bocciata come Mps agli stress test: +1% il titolo in Borsa. L'ad Piero Montani ha programmato un aumento da 850 milioni.