Mps, terza fumata nera in Fondazione I protagonisti

Terza fumata nera in 15 giorni per la Fondazione Mps. La Deputazione generale non è riuscita a trovare un accordo sul nome del presidente che andrà a sostituire Gabriello Mancini in uno dei momenti più delicati nella storia della banca senese. Dopo cinque ore, la seduta fiume è stata sospesa e aggiornata al 2 settembre, ma non senza polemiche.
In due settimane, le divisioni interne al Pd e la lotta fratricida tra renziani, diessini ed ex Margherita hanno «bruciato» un candidato dopo l'altro: dall'ex giudice costituzionale Enzo Cheli, al banchiere della Bce, Lorenzo Bini Smaghi, passando per il vicedirettore generale di Bankitalia, Pierluigi Ciocca, l'economista Marcello Messori fino alla vicepresidente di Confindustria, Antonella Mansi. L'ennesima dimostrazione della distanza che intercorre tra le diverse anime del Pd in Comune e Provincia.
Un muro contro muro negativo per la banca che - con l'Europa «alle costole» - tutto può permettersi, tranne il lusso di restare imbrigliata nelle beghe di partito del suo primo azionista (34,17%). E così la tensione resta altissima, anche se Palazzo Sansedoni minimizza, spiegando in una nota che «la seduta è stata molto proficua consentendo l'esame dei curricula e delineando le figure con le competenze adeguate a ricoprire i vari incarichi» e imputando il rinvio della decisione alla necessità di «verificare eventuali incompatibilità risultanti dai curricula presentati».
Lo testimonia anche lo scontro andato in scena subito dopo la fine del consiglio a causa delle parole del deputato Antonio Paolucci che ha definito il Pd «un partito-tribù» e l'ennesima fumata nera un mistero, visto che «in Vaticano per eleggere il Papa i cardinali hanno trovato l'accordo in quattro e quattr'otto». A conti fatti, a meno di una settimana dal nuovo vertice, una fonte vicina alla Fondazione spiega che «l'unico nome che resta sul tavolo è quello dell'ex presidente dell'Authority per la privacy Franco Maria Pizzetti». Il candidato, spinto dal sindaco del Comune di Siena, Bruno Valentini, sarebbe dunque l'indiziato numero uno per la nomina. Anche se il «prodiano» è appoggiato pure dall'ala renziana, generando unostallo nella procedura di nomina.
«Per superare l'empasse - spiega la fonte - le parti starebbero trattando per accontentatre la Provincia di Siena (che ha lo stesso peso del Comune al momento della votazione, ndr) attribuendo un qualche ruolo chiave ai suoi candidati nella Fondazione, o direttamente all'interno della banca».
Insomma, Valentini e Simone Bezzini, presidente della Provincia, starebbero trattando, e sarebbe ormai fuorigioco la candidatura dell'ex sindaco ed ex deputato europeo Roberto Barzanti.
Tutto questo a meno che, a causa del protrarsi dei tempi, che sta avendo riflessi d'immagine sul già «frammentato» Pd, sulla partita non arrivi il «commissariamento» del viceministro Stefano Fassina con una nomina imposta dall'alto.


Ex presidente dell'Authority per la privacy di nomina prodiana e sostenuto dall'anima renziana del Pd

Presidente emerito della Corte costituzionale, senese, ha guidato l'Authority per le Comunicazioni tra 1998 e 2005

Economista della Luiss, studioso di teorie monetarie e di governance bancaria, già editorialista di diversi quotidiani