Nel nuovo catasto un po' di civiltà fiscale il commento 2

di Corrado Sforza Fogliani*

La riforma del Catasto fabbricati torna all'esame della Camera. Se ne occuperà - a partire da domani - la commissione Finanze presieduta dall'on. Daniele Capezzone. Il Catasto sarà anzitutto «algoritmico» (costruito, cioè, con «funzioni statistiche») e avrà, per così dire, due anime: una patrimoniale e una reddituale. Un'innovazione storica, finora da pochi percepita. Il Catasto italiano è sempre stato (fin dal 1871) un Catasto di redditi (solo alcuni Stati preunitari avevano Catasti patrimoniali, per incapacità del loro sistema di accertare i redditi). Lo è anche l'attuale: solo che a fine anni '80 vennero «censiti» (in un qualche modo) i valori, trasformati nel '90 in rendite con l'applicazione - in modo del tutto superficiale - di elementari coefficienti (1% per gli appartamenti, 2% per gli uffici, 3% per i negozi). Di fatto, rimase un Catasto sostanzialmente di valori, e fittiziamente di rendite. Fu (ed è tuttora) infatti percepito come rappresentativo dei valori degli immobili da contribuenti e anche da certi (grossolani) economisti oltre che dalla stampa, anche pretesemente tecnica. E tutti in coro, spesso, invocano un nuovo Catasto perché i valori di mercato sono ritenuti disallineati da quelli del Catasto (ignorando l'effetto dei coefficienti sulle rendite di cui s'è detto e la natura reddituale - almeno fino a oggi - dell'attuale impianto catastale).
«Almeno fino a oggi», s'è scritto. Perché per il Catasto algoritmico è prevista per ogni unità immobiliare - in funzione delle due anime di cui s'è detto - l'attribuzione della tradizionale (almeno quanto al nome) «rendita», ma anche (novità assoluta) di un

«valore patrimoniale», così che il nuovo Catasto recherà - appunto - due diversi dati per ogni unità immobiliare, costruiti con due diversi algoritmi (e sottoalgoritmi, per così dire) per ogni zona censuaria o microzona (la scelta non è ancora stata fatta). Questa dell'anima patrimoniale del nuovo Catasto algoritmico è la parte più nuova (o rivoluzionaria, che dir si voglia) del nuovo Catasto, ma anche la più oscura. Il dato di ogni unità immobiliare sul suo valore patrimoniale, a cosa servirà? A cosa servirà, in particolare, nell'ambito della Service-tax, tassa (e non imposta) che ha nel collegamento con i servizi e i loro parametri, il suo vero aspetto innovativo? A parte questo, l'ultimo testo del Comitato ristretto prevede aperture di civiltà, di cui dobbiamo dare atto al presidente Capezzone e agli altri componenti del Comitato, finora sconosciute al nostro ordinamento fiscale. Il testo in questione stabilisce, infatti, la formale pubblicazione degli algoritmi, una conquista importantissima (che non venne a suo tempo rivendicata per gli studi di settore, che - così - ancora oggi ne scontano il fio, specie in termini di credibilità e trasparenza). Ma fondamentale, in particolare, è che alle Commissioni censuarie locali e centrale - chiamate a convalidare, tra l'altro, le funzioni statistiche - parteciperanno per la prima volta nella storia del Catasto italiano anche i rappresentanti del mondo immobiliare (proprietari e agenti immobiliari). Ancora, l'invarianza del gettito sarà per la prima volta controllata a livello comunale (e, quindi, senza le fughe in avanti che di fatto impedivano ogni confronto, e quindi ogni controllo). Da ultimo, il punto più importante: il legislatore delegato dovrà prevedere particolari e appropriate, nuove misure di tutela anticipata del contribuente, che lo stesso Presidente Capezzone ha individuato (Milano Finanza, 10-8-2013) nell'autotutela e nel ricorso alle Commissioni tributarie.
Per concludere, e a provare il «nuovo vento» liberale che soffia nella commissione Finanze, un altro principio: quello che i provvedimenti attuativi dovranno definire, e rendere individuabile per ciascun tributo, «il livello di governo che beneficia delle relative entrate».
Anche questo, un principio di grande trasparenza, finora totalmente sconosciuto al nostro ordinamento fiscale.
*Presidente di Confedilizia