Ma nella «fibra» di Matteo c'è l'ombra di una nuova Iri

di Carlo Lottieri

Nel momento più complicato della sua presidenza, Matteo Renzi prova a uscire dall'angolo raccontando agli italiani che presto tutti potremo connetterci a internet a grande velocità. In qualche modo il suo slogan è che bisogna «far partire» l'economia, superando veti, formalismi, impedimenti. Questa voglia di far fretta, però, nei fatti sembra celare altre e meno nobili intenzioni. Fa in particolare una certa (cattiva) impressione che, per annunciare tutto ciò, egli abbia convocato una conferenza stampa assieme all'ad di Enel, Francesco Starace, tornando a giocare un ruolo in prima persona in una partita industriale che tale dovrebbe essere, e che invece Renzi ha fin dall'inizio politicizzato. In effetti, manca poco al lancio della gara per le licenze della banda larga e mai è stata così alta la tensione tra un'azienda privata come Telecom (che è finita sotto il controllo della francese Vivendi) e un colosso pubblico come Enel, che di recente ha creato una società nuova (Enel Open Fiber), proprio al fine di gestire questo grosso mercato, e che ora sembra voglia acquisire pure Metroweb.

Quello stesso Renzi che alla Leopolda cercò di presentarsi come liberale, pare insomma voler interferire con logiche che dovrebbero essere di mercato. Non bastasse questo, è del tutto evidente come sullo sfondo vi sia un progetto di «irizzazione» dell'economia italiana nel suo insieme, che passa pure attraverso un nuovo ruolo per la Cassa depositi e prestiti. Renzi e i suoi vogliono di fatto rinazionalizzare il più possibile, piazzando le proprie pedine nei punti nevralgici e, da lì, amministrare l'Italia secondo logiche da anni Settanta che speravamo davvero di esserci lasciati alle spalle. Quando annuncia la banda larga ovunque entro il 2020, con toni da battaglia del grano, Renzi non si limita a definire un quadro minimo di regole entro il quale i privati (quelli che già esistono e quelli che dovrebbero emergere da privatizzazioni sempre rinviate) possano competere e giocare le loro carte. Renzi vuole essere arbitro e protagonista, controllore e competitore: contro ogni logica e buon senso.

Questo conflitto tra Telecom ed Enel, con il governo schierato a fianco dei secondi, e soprattutto politiche che Renzi si appresta a realizzare difficilmente lasceranno indifferente Bruxelles. Politiche che si configurano come «aiuto di Stato» non sono più ammissibili. La logica dirigista che porta il premier a sostenere gli amici e avversare chi non è nell'entourage non può essere tradotta in azioni concrete, se finisce per essere in contraddizione con le regole comunitarie. Sul piano politico Renzi sembra davvero miope, dato che questa politica in stile Prima Repubblica contribuisce a offuscare ancor di più la sua immagine. Senza dimenticare che abbiamo bisogno di uno Stato che apre i mercati, per favorire la ripresa, e non di piani quinquennali a spese dei contribuenti.

Commenti

unosolo

Ven, 08/04/2016 - 15:06

in due grandi città esiste il cablaggio , le disposizioni dalla UE sono ed erano quelle di allineare tutte le città almeno ai 30 mega max 100 , nulla di nuova sono direttive imposte non inventate dal PCM , anche qui di cose strane se ne sentono , poi la fibra , saranno cose in grande evoluzione ma costeranno molto e noi avendo uno spreco enorme istituzionale dovremmo tassarci ? no ci pensa il governo amico.

Duka

Sab, 09/04/2016 - 09:53

DI CERTO CI SARA' DEL MALAFFARE ; visti i soggetti in campo non abbiamo molto altro da prevedere.