Nella nuova Ubi spa vincono i fondi

La lista degli investitori istituzionali prende più voti di quella dei soci storici. Ma i vertici sono confermati

Finita l'era del voto capitario, quando una testa equivaleva a un voto, i grandi investitori irrompono nell'assemblea di Ubi Banca, la prima delle popolari a trasformarsi in spa, e impongono la loro lista, superando quella sostenuta dal patto che raccoglie i soci storici dell'istituto con base a Brescia e Bergamo. La lista di Assogestioni ha ottenuto il 51% dei voti, trasformandosi in lista di maggioranza e inserendo tutti e tre i suoi candidati (Giovanni Fiori, Paola Giannotti e Patrizia Giangualano) in consiglio. Gli altri 12 componenti sono stati tratti dalla lista del patto (ricche famiglie bresciane e bergamasche, a cui si aggiungono due fondazioni) che, dopo aver inserito i primi tre componenti come «lista di minoranza», ha dovuto chiedere all'assemblea - dove era presente il 49% del capitale - di integrare il consiglio con altri 9 candidati. La vittoria dei fondi è un segnale di «discontinuità» ma «è quasi una sconfitta che ci fa piacere» perchè il massiccio intervento dei fondi è «un elemento estremamente positivo», ha commentato il presidente del cds, Andrea Moltrasio, capolista della lista del patto e confermato presidente. «I fondi non esprimono una lista antagonista ma una lista di minoranza che non vuole avere ruolo di governance», ha spiegato Victor Massiah, ad di Ubi Banca, sottolineando come gli investitori, presentando una lista di soli tre componenti, non avessero intenzione di scalzare l'attuale gestione. In ogni caso il segnale è epocale, un pò come quel salto con la schiena di Dick Fosbury, mostrato in avvio di assemblea come esempio di cambiamento a cui la banca deve ispirarsi con il piano industriale che - ha annunciato Massiah - verrà presentato «entro il primo semestre di quest'anno» e che vedrà la nascita della banca unica. Il peso e il ruolo che i fondi vogliono ritagliarsi si vedrà già in settimana con la nomina del consiglio di gestione, che confermerà Massiah alla guida della banca, e con il monitoraggio delle operazioni di riacquisto delle minorities delle controllate Bre Banca e Banca Commercio e Industria, operazioni tra parti correlate che hanno come controparti le Fondazioni Bre e Banca del Monte di Lombardia. Banco di prova dei nuovi assetti sarà anche il piano con cui, ha detto Massiah, la banca vuole rilanciare la «redditività, che ha margini di miglioramento sui ricavi, sui costi operativi e sul costo del credito». Fallita la fusione con Bpm, per ora la banca non ha «nessun dossier aperto» anche se, ha spiegato Moltrasio, la «crescita è necessaria». E Massiah, infine, ha escluso «pressioni» del governo per soccorrere altri istituti.RE