Nelle banche fallite cresce la tensione

C'è chi si è messo a piangere come un bambino davanti allo sportello. Ci sono stati malori e pure minacce. In alcune filiali sono arrivati anche i carabinieri a sedare gli animi. Chi aveva in mano le obbligazioni subordinate vendute dalla Popolare dell'Etruria, Banca Marche, Carichieti e Cariferrara hanno visto sfumare in una notte i risparmi investiti. Ed è scoppiata la rivolta. Eppure il decreto varato domenica scorsa dal governo Renzi sembrava accontentare tutti: correntisti e obbligazionisti ordinari delle quattro «piccole» banche commissariate, che sarebbero stati risparmiati dalle nuove regole sul bail-in in vigore da gennaio. E i contribuenti, visto che i soldi per il paracadute agli istituti «malati» ce li mettono le banche sane in cambio di sconti fiscali e altre eventuali contropartite, evitando così pericolose ricadute in termini di fiducia per l'intero sistema. Invece sono tutti scontenti. A cominciare da azionisti e obbligazionisti subordinati che stanno perdendo migliaia di euro a testa. Poi ci sono i sindacati: le sigle che rappresentano i lavoratori di Nuova Banca dell'Etruria e del Lazio «esprimono piena solidarietà e concreta vicinanza ai clienti che, in una notte, si sono visti azzerare il valore delle obbligazioni subordinate in loro possesso». Quelli delle Marche hanno scritto una lettera congiunta ai vertici della Nuova Banca delle Marche spa, per segnalare una situazione agli sportelli «davvero critica» che «sta dando luogo nel territorio ad un peggioramento delle relazioni con la clientela ed espone i lavoratori a rischi anche personali». Dai bancari ai banchieri, quelli sani. Che ieri mattina si sono ritrovati sulla scrivania la «letterina di Natale» inviata da Bankitalia: entro il 7 dicembre dovranno saldare il conto del salvataggio. Ovvero 3,6 miliardi da mettere nel «salvadanaio» del Fondo di Risoluzione appena nato, il triplo di quanto già accantonato dai singoli istituti e inizialmente destinato al fondo interbancario. L'esborso maggiore sarà per Unicredit, Intesa, Banco Popolare e Ubi che hanno messo in piedi anche il prestito ponte. Ma il salvataggio delle quattro «malate» del sistema costerà a tutte le altre banche che contribuiranno pro quota alla costituzione del fondo almeno il triplo del previsto. Con inevitabili impatti sul conto economico. Nervose anche le Fondazioni azioniste che con il salvataggio delle tre società per azioni (Banca Marche, Carichieti e Carife) hanno visto bruciare quasi 400 miliardi. Intanto Nicastro, l'ex direttore generale di Unicredit chiamato da Bankitalia al timone delle quattro banche ponte, ieri ha riunito i quattro amministratori delegati nominati da via Nazionale nelle rispettive quattro nuove banche (Roberto Bertola, Luciano Goffi, Giovanni Capitanio e Salvatore Immordino). Il quartier generale è stato stabilito nella sede romana di Banca Marche, elegante palazzina a due passi da via Veneto. Lascito della vecchia e discussa gestione dell'istituto jesino che ne ha procurato il tracollo.