Niente spa, ma maggioranze qualificate e più peso alla sorveglianza

Ultima chiamata per la Banca Popolare di Milano presieduta da Andrea Bonomi. Il capo di Investindustrial, primo azionista di Piazza Meda con l'8,6%, deve mettere a punto il nuovo modello di governance entro il 31 ottobre, quando è atteso l'annuncio del nuovo piano industriale con un prevedibile ulteriore intervento sui costi. Il cdg si è peraltro già tagliato lo stipendio del 20% a maggio e tutta la prima linea ha rinunciato alla parte variabile dello stipendio; lo stesso ad Piero Montani è in regime di partita Iva. A quel punto scatterà l'aumento di capitale necessario perché Bpm (+0,6% in Borsa) rimborsi i Tremonti-bond.
I negoziati sulla governance sono ripartiti da poco ma, archiviato il progetto della «spa ibrida», l'idea prevalente in Bpm è rifondare Piazza Meda sul modello della «popolare bilanciata». La cooperativa lombarda per diventare - come ha detto Bonomi - «normale» dovrebbe dotarsi di un impianto appoggiato su maggioranze qualificate, che garantiscano un elevato peso specifico ai soci di capitale nel consiglio di sorveglianza. Una delle ipotesi sul tavolo vede quest'ultimo dimagrire a 15 posti e ottenere la programmazione strategica, mentre la gestione si allargherebbe da 5 a 7 consiglieri.
La partita si giocherà però sui numeri reali: tra lunedì e mercoledì Bonomi incontrerà uno alla volta i leader sindacali nazionali per condividere l'approccio e le prime «bozze» visionate dagli advisor: la banca si appoggia allo studio Chiomenti, mentre il Cds (che si riunirà giovedì 19) si fa assistere da Angelo Benessia, già consultato in aprile quando l'assemblea bocciò il meccanismo del «televoto», proposto da Investindustrial per scardinare l'egenomia dei dipendenti-soci. Malgrado Cds e Cdg abbiano avviato un percorso comune sulla governance, il clima in Piazza Meda è frammisto di attesa e malcelata tensione anche perché Bonomi non concederà nulla che esuli dalla strada della modernizzazione indicata da Bankitalia.
La pancia della banca si muove inoltre in ordine sparso, tentando abboccamenti in vista del rinnovo dei vertici in calendario nel 2014. Ai soci-pensionati, oggi centrali nei passaggi assembleari grazie all'elevato numero di deleghe di cui dispongono, non dispiacerebbe affidare Bpm a Carlo Salvatori, mentre il fronte dei fuoriusciti dall'ex associazione Amici aveva pensato all'ex direttore generale di Intesa Sanpaolo, Giuseppe Castagna, che sembra però ormai a un passo dal guidare Carige nel dopo Berneschi.
Palazzo Koch ha comunque già indicato qual è la stretta via che deve percorrere la cooperativa di Piazza Meda per risollevarsi, arrivando a invocare per bocca dello stesso governatore Ignazio Visco la trasformazione in «spa» di tutte le cooperative di maggiori dimensioni. Entro lunedì 23 settembre Bpm dovrà inoltre rispondere anche ai rilievi lasciati dalla Vigilanza al termine dell'ultima ispezione.